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martedì 13 luglio 2010

Addio a Walter Hawkins



Dal sito dell'agenzia di notizie Adnkronos leggo e pubblico:

New York, 12 lug. (Adnkronos/Dpa) - Walter Hawkins, il cantante gospel della celeberrima canzone 'O Happy Day', e' morto nella sua casa di Ripon, a est di San Francisco in California, stroncato dal cancro. Hawkins, 61 anni, vincitore di un Grammy-award, era anche pastore protestante. Insieme col fratello Edwin e altri amici, nel 1967 aveva fondato gli 'Edwin Hawkins Singers'. Due anni piu' tardi il gruppo incise la canzone 'O Happy Day', sperando di vendere un centinaio di copie. Il successo invece fu enorme e il brano divenne un inno mondiale con 7 milioni di copie vendute. E' stata anche la prima canzone gospel che ha sfondato nel mondo della musica pop.

mercoledì 27 gennaio 2010

La giornata della memoria


Per non dimenticare...

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

Primo Levi

martedì 27 ottobre 2009

I video dell'Arts Academy Choir - My life is in your hands



Come promesso, ecco il secondo dei due video publicati nella pagina dedicata ai video del sito ufficiale dell'Arts Academy Choir.
In questo video il coro esegue il brano "My life is in your hands".
Questo brano è stato cantato nel corso dello spettacolo "La Divina Commedia", tenutosi mercoledì 29 aprile al Teatro Civico della Spezia

mercoledì 21 ottobre 2009

I video dell'Arts Academy Choir - If I have my ticket



Finalmente sono pronti i video del coro.
Nella pagina dedicata ai video del sito ufficiale dell'Arts Academy Choir è possibile vedere due video.
Nel primo (che ho inserito anche in questo post) potrete vedere il coro che esegue il brano "If I have my ticket".
Questo video è stato realizzato durante il concerto tenutosi martedì, 7 aprile al Teatro Civico della Spezia nell'ambito della manifestazione "Canzoni per la vita".
Nell'altro il coro esegue il brano "My life is in your hands".
In un prossimo post pubblicherò anche questo sul blog.

domenica 24 maggio 2009

Pianola


Sono tornato in Abruzzo, questa volta al campo di Pianola.
Sono rientrato ieri pomeriggio e anche questa volta ho potuto apprezzare la forza e la generosità del popolo abruzzese.
Ho avuto modo di conoscere molte persone, di parlare con loro. Ho ascoltato e condiviso le loro storie (sia con gli altri volontari che con la popolazione della tendopoli).
Ho trovato persone vere, disponibili. Anche questa è stata un'esperienza che mi ha arricchito e che resterà per sempre tra i miei ricordi più cari.
C'è ancora molto da fare nelle terre colpite dal terremoto prima che questa tragedia possa essere superata.
Non so se tornerò ancora in quei luoghi, se servirà la mia presenza sarò felice di poter dare il mio piccolo contributo.
Manteniamo viva l'attenzione verso i loro problemi, l'emergenza non è ancora finita e non dobbiamo dimenticare i bisogni delle persone colpite dal sisma.

lunedì 20 aprile 2009

Tione degli Abruzzi


Sono di rientro da una intensa settimana trascorsa a Tione degl Abruzzi.
Sono andato come volontario della Protezione Civile e, anche questa volta, è stata un'esperienza molto forte. Ho potuto apprezzare, la froza, l'accoglienza, la generosità e tutte le altre belle qualità dei Tionesi, che ci hanno accolto tra di loro e ci hanno permesso di condividere quesa esperienza.
Adesso, riprendo la vita di tutti i giorni: il lavoro, le prove con il coro, ecc. e mi auguro ch possano farlo al più presto anche le popolazioni colpite dal sisma.

venerdì 10 aprile 2009

Venerdì santo

A mia memoria, questo è il venerdì santo più carico di commozione e di tristezza. Oggi si celebrano le esequie solenni delle vittime del terremoto che ha colpito l'Abruzzo mentre il numero delle vittime e i danni continuano ad aumentare.
Attendiamo dunque, ora più che mai, il messaggio di salvezza e di resurrezione del giorno di Pasqua.

martedì 7 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo

Il terremoto che ha colpito l'Abruzzo acquista di ora in ora dimensioni sempre più sconcertanti.
Tutti i componenti dell'Arts Academy Choir si uniscono al dolore e allo sconforto delle persone colpite da questa tragedia.
Nel concerto di stasera (di cui ho dato conto nel post precedente) il nostro pensiero e la nostra musica andrà, oltre che alla finalità benefica che persegue l'evento, anche ai tragici fatti che occupano le prime pagine di tutti i notiziari.

lunedì 15 dicembre 2008

PIL

Con il termine PIL intendiamo il Prodotto Interno Lordo, quell'unità di misura che, secondo molti, dovrebbe rappresentare il grado di benessere di un paese.
In realtà non è proprio così e, tuttalpiù, può essere considerato un indicatore dell’attività economica.
In economia è spesso utilizzata questa uguaglianza: PIL= C+I+G+NX laddove C sono i consumi, I gli investimenti, G la spesa pubblica e NX le esportazioni nette ovvero le esportazioni a cui sono state sottratte le importazioni.
Questo significa che il Pil non è altro che il valore complessivo dei beni e dei servizi che vengono prodotti in un paese in un certo periodo di tempo (di solito, un anno), indipendentemente dalla nazionalità dei produttori: ecco perché prodotto interno “lordo”.
I motivi per i quali questo valore complessivo non può essere rappresentativo del benessere di una nazione sono molteplici; chi è interessato all'argomento potrà trovare molto materiale (anche su internet) dove questi motivi sono spiegati molto meglio di come potrei fare io.
In questo periodo di crisi economica globale mi ha fatto molto riflettere un discorso tenuto da Robert Kennedy il 18 marzo 1968 alla Kansas University.
Anche se sono trascorsi 40 anni, quel discorso mi sembra quanto mai attuale.
Eccolo.

"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani."


(Robert Kennedy - Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)

venerdì 28 novembre 2008

Appello per GOMA

Mi è giunto questo appello dai miei amici dell'AIFO, un organismo non governativo (ONG) di cooperazione internazionale in ambito socio-sanitario. E' una ONLUS, riconosciuta idonea a svolgere attività di cooperazione allo sviluppo dal Ministero Affari Esteri Italiano. E' partner ufficiale dell OMS (working relationships) e partecipa all'assemblea annuale dell'OMS.
Visitando il loro sito potete vedere meglio chi sono e di cosa si occupano; io personalmente ho potuto visitare vari progetti che seguono in India e ho potuto apprezzare la serietà e l'impegno con cui lavorano.


Emergenza Umanitaria presso il “Centro di Salute Mentale” a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo
Abbiamo bisogno del vostro aiuto!


“Il grande massacro avvenuto a Kiwanja, un grosso centro abitato a 60 km da noi, ha messo la popolazione nel terrore. Moltissimi giovani sono stati trucidati nelle loro case e gli sfollati di guerra aumentano ogni giorno. Stiamo aspettando gli sviluppi della situazione e ormai la speranza della pace si allontana di giorno in giorno", ha scritto Suor Giovanna Gallicani, che collabora col “Centro di Salute Mentale di Goma”, sostenuto dall'AIFO.
Il “Centro di Salute Mentale”, sostenuto dall'AIFO a Goma, sta vivendo un periodo di vera emergenza, dovuto anche a 3.000 sfollati che vi hanno richiesto asilo, ed ha urgente bisogno di ricevere cibo, acqua e medicine per poter assistere i propri pazienti e la popolazione sfollata, aiutandola nel recupero della propria vita comunitaria e familiare. Il numero dei bambini ricoverati con gravi traumi da guerra è in costante aumento e ogni giorno decine di sfollati stremati si rivolgono al Centro in cerca disperato di aiuto.
Saccheggi, massacri, stupri, distruzioni e vessazioni di ogni tipo sui civili inermi hanno fatto precipitare la città nell’orrore. Da settimane un esodo incessante di sfollati continua a giungere ogni giorno in capitale, che registra oramai 2 milioni di persone, accampate in punti d’assistenza improvvisati e sprovvisti di tutto. La mancanza di cibo, acqua, medicine ed i casi di colera attanagliano Goma, che non è in grado di provvedere ai bisogni primari di così tante persone. Le violenze a danno dei civili inermi continuano, soprattutto nei confronti di donne e bambini. Per un primo intervento di urgenza abbiamo bisogno di 64.000,00 Euro.

Dateci un vostro contributo, questi i costi unitari dei beni necessari:
  • 10 kg di farina di mais: 8 €
  • 1 coperta: 15 €
  • 20 kg di fagioli: 32 €
  • Farmaci: 50 €

Per informazioni e per donazioni: www.aifo.it - numero verde 800 55 03 03
Oppure: c.c.postale 7484 intestato a AIFO ● Via Borselli 4-6 ● 40135 Bologna
c.c. Banca Popolare Etica, fil BO, IBAN: IT89 B050 1802 4000 0000 0505050

martedì 11 novembre 2008

Omaggio a Miriam Makeba



Voce dell'Africa, Miriam Makeba muore cantando contro la Camorra - 'Mama Africa' era un simbolo della lotta all'apartheid.

Sia Claudio (il direttore artistico) che io abbiamo avuto l'idea di inserire nel blog un ricordo di Miriam Makeba perciò vi propongo il suo brano più famoso e uno dei tanti articoli scritti su di lei in occasione della sua morte.


Voce leggendaria del continente africano e simbolo della lotta all'apartheid, Miriam Makeba, è morta in Italia a 76 anni, una volta lasciato il palco di Castel Volturno, in provincia di Caserta, dove aveva appena cantato in un concerto a sostegno dello scrittore Roberto Saviano, minacciato dalla camorra.
Conosciuta in tutto il mondo come 'Mama Africa', Miriam Makeba nasce a Johannesburg il 4 marzo 1932 e si impone come cantante nel 1959, durante una tournèe negli Stati Uniti con il gruppo sudafricano 'Manhattan Brothers'. A 27 anni lascia il Sudafrica per necessità di carriera, senza immaginare che sarebbe stata poi bandita per le sue posizioni contro l'apartheid. Nel 1960 cerca di rientrare, per il funerale della madre, ma le autorità le tolgono la nazionalità. A seguito di questo bando, Makeba vive 31 anni in esilio, negli Stati Uniti, in Europa e in Guinea.
Fu la prima donna nera a vincere il Grammy Award per l'album 'An Evening with Belafonte/Makeba', inciso insieme a Harry Belafonte nel 1965. Due anni dopo arriva la fama mondiale con 'Pata Pata', ispirata a una danza in una baraccopoli.
Nel 1968 sposa il leader delle Pantere Nere, Stokely Carmichael. L'evento solleva controversie negli Stati Uniti e Makeba si vede annullare i contratti discografici.
Carmichael e Makeba si trasferiscono in Guinea. Il matrimonio dura però pochi anni: nel 1973 Makeba si separa e riprende a cantare, soprattutto in Africa, Sudamerica ed Europa.
Dopo la morte della figlia Bongi, nel 1985, 'Mama Africa' si trasferisce in Europa, dove rimane fino al 1990, quando la liberazione di Nelson Mandela la convince a rientrare nel suo Paese. Ma passano sei anni prima che esca il suo nuovo disco, 'Homeland', in cui racconta sempre l'apartheid, ma anche la gioia di essere tornata nel suo paese. "Ho mantenuto la mia cultura, ho mantenuto la musica delle mie origini - ha scritto nella sua biografia - grazie a questo sono diventata questa voce e questa immagine dell'Africa e del suo popolo, senza esserne cosciente".
(fonte Apcom)

lunedì 10 marzo 2008

venerdì 7 marzo 2008

Festa della donna

Siccome domani è l'otto marzo, festa della donna, e poiché domani non potrò aggiornare il blog, voglio ricordare questa ricorrenza e fare i miei più sentiti auguri a tutte le donne.
Mi piacerebbe che questa fosse una giornata in cui tutti (donne e uomini) prendessero coscienza della condizione della donna, qui da noi ma anche in altri paesi ed in altre culture dove la parità è veramente un miraggio.
Purtroppo la società in cui viviamo rende commerciale ogni ricorrenza facendone perdere il suo significato più profondo. Penso che sia accaduto anche con la giornata internazionale della donna che è stata trasformata in una festa con serate a tema e mimose.
Con i miei migliori auguri a tutte, riporto la descrizione di questa giornata che ho trovato su Wikipedia.

Giornata Internazionale della Donna

La Giornata Internazionale della Donna, comunemente però definita Festa della Donna è un giorno di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ed è una festività internazionale celebrata in diversi paesi del mondo occidentale l'8 marzo. L'usanza di regalare mimose in occasione della festa non è invece diffusa ovunque. L'8 marzo era originariamente una giornata di lotta, specialmente nell'ambito delle associazioni femministe: il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. Tuttavia nel corso degli anni il vero significato di questa ricorrenza è andato un po' sfumando, lasciando il posto ad una ricorrenza caratterizzata anche - se non soprattutto - da connotati di carattere commerciale e politico.

Ipotesi sull'origine

L'origine della festività è molto controversa. Una possibilità è che la sua istituzione risalga al 1910 nel corso della II Conferenza dell'Internazionale Socialista svoltasi a Copenaghen nella Folkets Hus (Casa del popolo) chiamata poi "Ungdomshuset". Sarebbe di Clara Zetkin la proposta di dedicare questo giorno alle donne. Alcune femministe italiane (Irene Giacobbe, Tilde Capomazza, Marisa Ombra) sostengono tuttavia che non c'è nessuna prova documentata a supportare questa ipotesi. Il movimento operaio e socialista di inizio secolo ha celebrato in date molto diverse giornate dedicate ai diritti delle donne e al suffragio femminile. L'unica data certa è l'8 marzo 1917 quando le operaie di Pietroburgo (Russia) manifestarono contro la guerra e la penuria di cibo (nell'ambito della rivoluzione di febbraio). Le autrici citate ipotizzano che per rendere più universale e meno caratterizzato politicamente il significato della ricorrenza, si preferì omettere il richiamo alla Rivoluzione russa ricollegandosi ad un episodio non reale, ma verosimile, della storia del movimento operaio degli Stati Uniti d'America.

In Italia, nel secondo dopoguerra,la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall'UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell'8 marzo l'ormai tradizionale fiore della mimosa.

La leggenda della fabbrica Cotton


In Italia è molto diffusa una storia che fa risalire l'origine della festa ad un grave incidente avvenuto negli Stati uniti, l'incendio dell'industria tessile Cotton. Questa storia è un falso storico accertato che fu elaborato dalla stampa comunista ai tempi della guerra fredda ma in Italia recentemente è stata riportata come la vera origine della festa della donna dai telegiornali creando così una "leggenda".

Secondo questa storia nel 1908 a New York, alcuni giorni prima dell'8 marzo, le operaie dell'industria tessile Cotton iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché l'8 marzo Mr. Johnson, il proprietario della fabbrica, bloccò tutte le vie di uscita. Poi allo stabilimento venne appiccato il fuoco (alcune fonti parlano di un incendio accidentale). Le 129 operaie prigioniere all'interno non ebbero scampo.

Effettivamente non esiste alcun tipo di prova e documento che affermi l'esistenza di un fatto storico che confermi l'episodio delle oltre 129 donne bruciate vive in un incendio di una fabbrica dal proprietario perchè le donne erano scese in sciopero.

Questa storia prende spunto da un reale fatto di cronaca, un incendio avvenuto nel 1911 (quindi dopo, e non prima della tradizionale data di nascita della festa, il 1910), a New York, nella Triangle Shirtwaist Company. Le lavoratrici non erano in sciopero, ma erano state protagoniste di una importante mobilitazione, durata quattro mesi, nel 1909. L'incendio, per quanto le condizioni di sicurezza del luogo di lavoro abbiano contribuito non poco al disastro, non fu doloso. Le vittime furono oltre 140, ma non furono tutte donne, anche se per il tipo di fabbrica erano la maggior parte. I proprietari della fabbrica si chiamavano Max Blanck e Isaac Harris, vennero prosciolti nel processo penale ma persero una causa civile. Ma soprattutto l'8 Marzo non ha nulla a che fare né con lo sciopero (iniziò il 22 Novembre) né con l'incendio (avvenne il 25 Marzo).

La versione comunista fu riportata in Italia Nel 1952 da "La lotta", settimanale edito dalla sezione bolognese del Partito Comunista Italiano. L'Unione Donne Italiane distribuì nello stesso anno alle iscritte libretti con un resoconto dell'incendio di New York. Nel 1954 Il Lavoro, settimanale della Cgil aggiunse un fotomontaggio di Mr. Johnson con la bombetta che si fa largo tra la massa di donne tenute dalla polizia.

mercoledì 5 dicembre 2007

Concerto per Elsa

Domenica 16 dicembre, alle ore 20 e 30, nella chiesa di San Giacomo a Podenzana, l’Arts Academy Choir eseguirà un concerto per raccogliere fondi per la piccola Elsa.
Elsa è una splendida bambina di otto anni che ha bisogno, per guarire dalla sua malattia, di una costosissima terapia da effettuarsi all’estero. I medici hanno garantito che potrà cominciare a parlare e così, il Comune di Podenzana ha accolto l’idea della pro loco, rinunciando alle tradizionali luminarie natalizie per devolvere la cifra necessaria per un più nobile scopo.
Anche il concerto del 16 avrà la stessa finalità: raccogliere fondi per rendere possibile questo sogno e fare felice una bambina e tutta la sua famiglia.
Anche questo è un aspetto del Natale che è alle porte e, forse, è uno dei suoi aspetti più belli; quello lontano dallo sfavillio del consumismo, dai regali inutili, dallo spreco ma che arriva dritto al cuore di chi vuole ascoltarlo.

martedì 4 dicembre 2007

E' andata...

E' andata... bene.
Finalmente ieri ho superato l'esame che mi ha impegnato così tanto e quindi, spero, posso smettere di tediare i miei amici e quelli che mi sono stati vicini e posso invece dedicarmi all'aggiornamento del sito e del blog.
Nel frattempo sono usciti nuovi appuntamenti.
Nei prossimi post e sul sito vi terrò aggiornati.

lunedì 24 settembre 2007

Corriere della Sera


Il celebre attore aveva 84 anni. Ha portato nel mondo le storie di Bip
Francia, è morto il mimo Marcel Marceau
La notizia diffusa dalla radio France Info che è stata avvertita dalla famiglia. Ispirato da Charlot è stato tra i più grandi attori muti

PARIGI - Il famoso mimo francese Marcel Marceau è morto sabato notte all'età di 84 anni. Lo ha annunciato la radio France Info precisando di essere stata avvertita dalla famiglia. Sempre la famiglia, secondo quanto riferisce l'edizione online del quotidiano francese Le Figaro che cita la figlia Aurélia, ha annunciato di non voler divulgare per il momento né le circostanze né il luogo del decesso.
LA VITA - Nato a Strasburgo nel 1923 da una famiglia ebrea (il suo vero nome era Marcel Mangel), era stato costretto a cambiare identità e a lasciare la sua città per sfuggire alle persecuzioni naziste. Durante la Seconda guerra mondiale fu combattente al fianco di Charles De Gaulle nelle forze per la liberazione della Francia. Ha intrapreso la carriera artistica nel dopoguerra, folgorato dalla sua passione per Buster Keaton, i fratelli Marx e soprattutto Charlie Chaplin. E' stato sposato tre volte e ha avuto quattro figli.
BIP IL CLOWN - Esibendosi nei teatri di tutto il mondo, ma anche partecipando a show televisivi e film (tra i più famosi «Les enfants du Paradis»), Marceau ha rilenciato l'arte della mimica. Per lungo tempo la sua è stata l'unica compagnia teatrale di mimi al mondo. Nel 1947 Marceau ha dato vita al personaggio di Bip - il clown silenzioso con maglietta a strisce orizzontali, faccia bianca e cappello a cilindro deformato ornato da un fiore rosso - diventato il suo alter-ego. Bip, una sorta di moderno Pierrot, personaggio dall'animo nobile e fragile che richiama per molti versi il piccolo vagabondo del suo mito Charlot, è stato il protagonista di numerosi spettacoli e di molti mini-sceneggiati e pièces teatrali. La sua arte, oltre ad avere riscosso successi in tutto il mondo (particolarmente riuscite ad esempio le sue tournée in estremo oriente, soprattutto in Cina e Giappone), ha influenzato anche uno degli idoli della musica pop contemporanea, Michael Jackson, che dalla mimica ha tratto ispirazione per alcuni delle sue coreografie in scena e nei videoclip.
LE ONORIFICENZE - Per i suoi meriti artistici il governo francese gli ha conferito la massima onorificienza dello Stato, Officiale della Legione d'Onore. Ha inoltre ricevuto la medaglia vermiglia della Città di Parigi nel 1978. Nel 1998, l'allora presidente Jaques Chirac lo ha nominato Grande ufficiale dell'ordine del Merito. Riconoscimenti e premi gli sono poi stati assegnati in tutto il mondo durante l'intera e lunga carriera. Nel 1999 la città di New York ha addirittura dichiarato il 18 marzo come «Marcel Marceau Day».
«TESTIMONE SILENZIOSO» - «Il mio mestiere è non parlare - ha spiegato Marceao in un'intervista -. Il mimo è il testimone silenzioso della vita di un uomo. Questa arte tocca le coscienze del mondo intiero senza distinzioni di lingua, di razza e di colore e consente di creare veramente un'unione fra tutte le persone del mondo».
A. Sa. 23 settembre 2007

L'Unità


Scompare Marcel Marceau, l'artista del mimo

Se ne va Marcel Marceau, il Charlie Chaplin del mimo, uno dei più grandi interpreti dell'antica arte del mimo, forse il più celebre di sempre. Nato a Strasburgo nel 1923 con il nome di Marcel Mangel nel 1939 aveva cambiato il cognome in Marceau per nascondere le sue origini ebraiche. Entrato nella resistenza nel 1944, alla fine della guerra aveva pensato di dedicarsi alla pittura e di seguire la scuola d'arti decorative di Limoges. Ma la passione del teatro alla fine aveva prevalso; Marceau aveva debuttato sotto Charles Dullin nel "Volpone" nel teatro di Sarah Bernard.

Ma l'incontro nel 1946 con Etienne Decroux ha segnato la sua scelta definita per il mimo. Nello stesso anno ha recitato con la compagnia di Renaud-Barrault il ruolo di Arlecchino nel 'Battistà, una pantomima tratta dal film di Carnè Les enfants du paradis. È dalla sua passione per Buster Keaton, i fratelli Max e soprattutto Charlie Chaplin che nasce l'anno dopo il personaggio di Bip. Bip, il Pierrot del XX secolo, era nato nel 1947; figlio delle difficoltà del dopo guerra e del nuovo mondo che si delineava con un modello come riferimento: il vagabondo di Chaplin. Nel 1949 aveva fondato la compagnia di mimo Marcel Marceau, la prima al mondo del suo genere. Via via Marceau con una serie di lavori come Le jouer de flute, Exercises de style, Le matador, Le petit cirque, Paris qui rit, Paris qui pleure, aveva saputo imporre la sua figura, la sua silouette nervosa e minuta, il suo viso livido attraversato da tutti i sentimenti, dall'allegria alla tristezza più cupa.

Diventato famoso anche oltre oceano, Marceau aveva partecipato negli Stati Uniti anche a numerosi film quali First class, Shanks, Barbarella (di Roger Vadim), Silent movie, ovvero L'ultima follia (di Mel Brooks). La compagnia di Marceau ha lavorato negli anni nei principali teatri parigini e mondiali; dal 1969 al 1971 l'artista ha animato la scuola internazionale di mimo e poi nel 1978 ha dato vita alla scuola internazionale di mimodramma di Parigi.

Eletto all'Academie des beaux-artes nel 1991, due anni dopo ha organizzato la nuova compagnia del mimodramma di Marcel Marceau che ha animato la scena dell'espace Cardin dal 1993 al 1997. Il grande mimo ha anche scritto numerosi libri tra i quali la storia di Bip, il terzo occhio e diversi lavori per bambini. La cerimonia funebre del Charlie Chaplin del mimo, morto attorniato da tutta la famiglia, si terrà al cimitero monumentale di Parigi di Père-Lachaise. Per il momento i figli hanno annunciato di non voler rendere note le circostanze e il luogo della morte di Marcel Marceau.

martedì 11 settembre 2007

Riflessioni...

Un altro prezioso contributo del nostro direttore artistico...

Dopo giorni di gran parlare da parte dei media e giornali nel descrivere anche nei minimi particolari la vita del grande scomparso Luciano Pavarotti, rifletto molto su quanto la morte per ognuno di noi non è altro che uno specchio nel quale si riflettono e si rivivono tutti gli avvenimenti della nostra vita terrena.
Quando accade a un grande della musica, credo che il vuoto che lascia è incolmabile.
Ti accorgi piano piano incredulo di quello che accade e ti scontri con la dura realtà.
Per una persona che ama la musica come me e la vive ogni giorno, diventa ogni volta sempre più difficile e duro accettare queste perdite.
Anche se abbiamo avuto solo la fortuna e il dono di ascoltarli (magari qualche volta in concerto) e non di conoscerli personalmente, la musica ha creato un legame vivo e intenso tra noi e questi musicisti straordinari, messaggeri nel mondo.
Ho sempre dentro di me la sensazione che questi talenti straordinari, questi geni musicali, non possano morire mai, che siano immortali per la loro capacità di creare quella magia di sentimenti ed emozioni e pensare che la loro arte sia immortale.
Musicalmente e umanamente mi aspetto sempre qualche dono nuovo da loro, nuovi progetti, nuovi insegnamenti e quando si scopre la dura realtà il vuoto dentro noi diventa enorme.
Ho appreso ora la notizia che un altro grande da me venerato, Claudio Abbado, ha dovuto lasciare per motivi di salute, gli impegni delle sue due ultime creazioni orchestrali: l’orchestra Mozart e l’orchestra di Lucerna.
Non ho mai visto nessun direttore piegarsi al volere della Musica come ha fatto lui e ora, piegarsi purtroppo alla realtà della malattia.
Spero di risentirlo a Novembre a Bologna e rivederlo in piena forma.
Un 2007 triste e sempre più vuoto.
Il 27 aprile è mancato uno dei più grandi violoncellisti e direttori d'orchestra che la storia ricordi: Mstislav Rostropovic.
Di lui, buona parte di noi ha un'immagine nitida nella memoria: 1989, la caduta del muro di Berlino, e quest'uomo con il suo fido violoncello che suona, attorniato da una piccola folla.
Rostropovic è stato un uomo che ha dedicato la vita intera alla musica. La differenza tra lui e gli altri musicisti, dotati di capacità ma in fondo mestieranti delle sette note, risiede in quello che lui riusciva a produrre nelle persone che lo ascoltavano.
Il talento cattura la fantasia delle persone. E' capace di una energia talmente assoluta, da indurre l'individuo a fermarsi e comprendere che ha assolutamente bisogno di quell’arte.
Di uomini come Pavarotti, Rostropovic, Bernstein ne abbiamo bisogno…. abbiamo necessità della loro musica e della loro umanità.
Purtroppo il mondo ne possiede sempre meno.
Sono talenti rari….rarissimi
Abbiamo bisogno di queste figure musicalmente carismatiche.
Con il loro straordinario talento che, così perfetto ci sembra provenire da un altro mondo, ci rendono uomini migliori e veri cittadini del mondo.

Claudio

venerdì 7 settembre 2007

Corriere della Sera

Concludo il mio tributo al grande Luciano Pavarotti con questo articolo del Corriere della Sera.

Big Luciano in smoking nel Duomo. Lutto cittadino nel giorno delle esequie

In migliaia per l'ultimo saluto a Modena


Il sindaco: «Ha dato lustro alla nostra città. Proporrò di intitolargli il Teatro comunale». Sabato il funerale, Bocelli canterà in chiesa

MODENA - L'omaggio dei modenesi alla salma del grande tenore Luciano Pavarotti è cominciato tra commozione e compostezza. Il corpo di Big Luciano, nella camera ardente allestita nel Duomo di Modena, la sua città natale, dove sabato si terranno i funerali, riposa in una bara bianca ed è stato vestito con uno smoking con papillon bianco (come da sua specifica richiesta). Un abito simile a quelli che tante volte Pavarotti ha vestito conquistando i più importanti teatri del mondo. In mano, un fazzoletto bianco e un rosario. Ad accompagnarlo in chiesa la moglie Nicoletta Mantovani, le tre figlie avute dal primo matrimonio, la sorella e alcuni amici stretti.
LA CAMERA ARDENTE - Alcune centinaia di persone fin dal primo pomeriggio di giovedì hanno cominciato ad assieparsi in piazza Grande a Modena in attesa dell'arrivo del feretro che è giunto alle 21, con un' ora di ritardo (era atteso alle 20), nel Duomo della città emiliana. La camera ardente resterà aperta fino a sabato mattina, dalle 6 alle 13. Migliaia i cittadini che vi si sono recati in pellegrinaggio. In tre ore sono state distribuite 7.500 foto ricordo di «Big Luciano». Nella mattinata di venerdì alcune migliaia di modenesi, gente comune, ma anche persone appositamente arrivate da fuori, si sono messi in fila per l'ultimo omaggio. L'alta affluenza ha costretto gli addetti del Comune ad allungare le transenne per disciplinare l'afflusso. Non si sono visti personaggi politici e del mondo dello spettacolo, che dovrebbero comunque partecipare in massa alla cerimonia funebre. Alcune agenzie di stampa danno per certo l'arrivo nel pomeriggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
LA FAMIGLIA - Accanto alle spoglie del Maestro le due figlie, Cristina e Giuliana, rimaste per tutta la mattinata in raccoglimento, e una sorella. La moglie Nicoletta Mantovani è arrivata intorno a mezzogiorno con la figlioletta Alice in braccio.
I FUNERALI - I funerali di Pavarotti si terranno nella giornata di sabato prossimo alle 15 nel Duomo (è prevista la diretta di Rai Uno). Nella piazza, transennata, ci sono decine di telecamere e macchine fotografiche, con giornalisti e operatori provenienti da molti Paesi.
CANTERA' BOCELLI - Al funerale sarà presente anche il tenore Andrea Bocelli che accompagnerà con il canto la liturgia. Non è, invece, ancora confermata la presenza del leader degli U2, Bono Vox, amico di vecchia data di «Big Luciano». Giovedì Bono ha firmato sul sito Internet del gruppo irlandese un messaggio di cordoglio in memoria dell’artista morto.
L'INTITOLAZIONE DEL TEATRO - Intanto Il sindaco di Modena Giorgio Pighi ha proposto di intitolare a Pavarotti il teatro comunale. «Ci lascia un grande artista, un uomo buono - commenta il primo cittadino - Ha dato lustro a Modena nel mondo, per questo vorrei che gli fosse ricordato il Teatro Comunale». «È un grande dolore per tutti noi - ha aggiunto - . Questo è, in primo luogo, il momento del lutto e della commozione, ma anche della consapevolezza di aver conosciuto e ammirato uno dei grandi personaggi della nostra epoca. Luciano non è riuscito a vincere l'ultima battaglia, ma la sua arte e la sua figura vivranno per sempre».

The Times

Goodbye Pavarotti
Forget the Pavarotti with hankies. He was better younger

Two pictures of Luciano Pavarotti are indelible. One is of the sweating, ageing star with the flag-sized handkerchief in a football stadium, still striving for those ringing notes and often finding them, despite everything. The other is of a lithe young man who could sing as if no effort was involved, sending an electric charge out from the stage with an innocent and instinctive power.

The slimmer figure is far in the past now, and the older Pavarotti is the one that you remember first. But, as with other stars of the opera who’ve embarked on one last tour too many, it’s important to remember the freshness that first brought him fame. When he first sang at Covent Garden in 1963 in La Bohème and Lucia di Lammermoor with Joan Sutherland, those who heard him were introduced to a voice that had an extraordinary quality – a thrilling tone and natural power accompanied by a clarity in his diction that seemed to set him apart. Even then, they say, he couldn’t act (though at least he could move nimbly around on the stage) but who cared? His voice was one of those instruments – like Giuseppe di Stefano’s or Carlo Bergonzi’s from the generation before his – that rang like a bell cast from the purest gold, and seemed to catch the essence of the Italian love affair with opera.

These things don’t happen often. Though as an artist, Plácido Domingo has a wider repertoire by far and has mastered the business of theatre-drama in a way that Pavarotti never could, that voice had a quality that fitted him for the stage. Sutherland said yesterday that to stand next to him and hear him take off was an experience that made even her tremble. His American stardom began alongside her in a famous production of Donizetti’s La Fille du Régimentat the Metropolitan Opera in New York, when he leapt over the Beecher’s Brook of the string of high Cs with an aplomb that left everyone gasping. From that moment he was a star.

It would lead him, years later and in the end, to the concerts which petered out last year in less than happy circumstances. His bulk was an impediment, his weariness obvious in the last years, and the voice hampered by hearing difficulties which made it an effort to keep in tune. That he still managed to produce thrilling moments was extraordinary; but they were reminders of what had gone before rather than a recreation of it.

Few singers of his fame seem to be able to lower the curtain on their careers with the right mixture of dignity and self-awareness. When he was due to give his last performance in Tosca at the Met, he cancelled a couple of hours before the performance with illness, though he’d insisted that he was fit only that afternoon. The general manager told the crowd that he’d said to the singer: “It’s a helluva way to end a great career.” And it was.

There had been a cracked high note at La Scala on the high-octane first night of the season in 1992 in Verdi’s Don Carlos, a signal that, on stage, the light was beginning to fade. It was embarrassing because the notorious crowd loved their part in his humiliation and because he had set great store by the performance in demonstrating that he hadn’t lost the touch. But he had.

In the latter years the roles were few, the movements painfully restricted. Only on the concert platform could he reproduce some of the moments that made audiences tremble.

The finest days were long past, but they do shimmer in the memory for those who experienced them. Listening yesterday to a live recording of La Bohème in Genoa in 1969 was to hear a voice of such freshness and innocence that it belied the work that had gone into it. He sings as if he is just breathing; the music pours out. In that performance he was on stage with Mirella Freni, the soprano who was his contemporary as a child at home in Modena. It’s said that as babies they shared the same wet nurse. And here they were, Puccini’s lovers revealing, almost explaining, how Italian opera works, and why it casts such a spell. The language flows like honey, their voices blend naturally, they respond instinctively to the grace and the spring of the score.

These are the days to remember. The natural appeal of the Italian way with opera is a straightforward appeal to the senses. From the bel canto roles in Donizetti and Bellini though Verdi to Puccini, Pavarotti was an exemplar of the breed of singer who wants to please. This is more than a concern for accuracy and delicacy in performance. It is a demand for attention, sometimes a plea for sympathy, always a demonstration of how music can colour familiar emotions in new and vivid shades. In Pavarotti’s grin, the wide-armed appeal for more applause, his eagerness to carry on until the last illness, you see the same innate enthusiasm that first made him stand out when he sang in the Modena choir that went to sing at the eisteddfod in Llangollen in 1955 and which took him on to the stage.

Because it is a style that is suspicious of restraint, and encourages bravura displays, there’s always the lurking danger of over-the-top histrionics that can tip easily into vulgarity. Yet the early Three Tenors Concerts with Domingo and José Carreras had a visceral good humour to them that were part of a tradition that stretched back to singers in ages past who tried to outshine each other with acrobatic vocal tricks. The difference was that this time they were heard by all the world.

For those who recoil from such public displays, it seemed a sell-out. Amplified voices, rampant commercialism, inflated prices – for some they were the antithesis of the art of opera. But the charge is not entirely fair. Many of the later concerts are best forgotten but, in the round, Pavarotti’s career was an adornment. His last tours shouldn’t be allowed to blot out the earlier, sharper picture of a singer who could thrill an audience with a near-miraculous pianissimo and then rouse it with, say, those nine high Cs in La Fille du Régiment which can bring a tenor down in a flash or make him just as quickly. The nerve and the drama were unmistakable, like the sap and juice of that voice, and these are the proper memories.