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martedì 1 marzo 2011

Tutto cominciò da qui

Correva l'anno 2007 e, il 25 maggio di quell'anno, cominciai la mia avventura di blogger pubblicando il mio primo post.
Avevo da poco realizzato il sito del coro e volevo creare questo blog con l'intenzione di parlare di musica (soprattutto gospel e spiritual), di dare informazioni sui concerti del coro e di parlare di molto altro; volevo anche creare uno spazio aperto alla discussione e al confronto. Così è stato, ho pubblicato molti post su argomenti anche molto diversi fra loro, ho pubblicato le considerazioni e i pensieri del nostro maestro e direttore artistico e di alcuni coristi.
Anche il nickname utilizzato per creare questo blog è venuto da se: ero il webmaster del sito ufficiale dell'Arts Academy Choir e quindi ho scelto "webmaster" come nick.
Però, da ormai un po' di tempo, non riesco più a seguire il sito del coro e non ne sono più il webmaster; i troppi impegni nella vita privata non mi hanno consentito di continuare con questa attività che mi piaceva molto e, come avrete visto, da un po' di tempo a questa parte, aggiorno questo blog con sempre minor frequenza.
Inoltre, dall'inizio di quest'anno ho deciso (a malincuore) di prendermi un periodo sabbatico dalle attività del coro (anche in questo caso a causa di tutti gli altri impegni che mi sono preso) e quindi sarò ancora meno aggiornato sulle sue attività.
Vi comunico quindi che questo blog resterà senza aggiornamenti a tempo indeterminato e vi invito a continuare a seguire le attività dell'Arts Academy Choir guardando il sito ufficiale.
Chi ne avrà voglia potrà continuare a seguirmi sugli altri miei blog: quello di cucina (vegetariana) e quello sul podismo.

giovedì 25 febbraio 2010

Sogni spezzati

Ho ricevuto questo pensiero dal nostro direttore artistico; lo pubblico molto volentieri.

Sogni Spezzati è il titolo a cui dedico questo mio pensiero e la mia esperienza vissuta.
Dopo il lungo e laborioso impegno dei concerti eseguiti di Natale, come è mia consuetudine mi fermo, fermo i miei pensieri e ritirato in un momento di silenzio e di pace dopo le feste natalizie, rivolgo un pensiero particolare al passato appena trascorso, alle emozioni, alle sensazioni e anche perché no, a sbagli e mancanze che sono state vissute da tutti noi dell’Arts Academy Choir.
Tanti concerti, tanti momenti felici, momenti di gioia in cui abbiamo cercato di trasmettere un momento di emozione, buona musica e serenità al nostro pubblico e alle persone a noi fedeli che ci seguono da molto tempo.
Abbiamo viaggiato molto e cantato in luoghi belli e interessanti.
Molte volte però è vicino a noi stessi che ritroviamo l’emozione vera, la sensazione più intensa, più forte che ci porta a riflettere e a rendere l’occasione che stiamo vivendo unica e irripetibile, che lascerà un ricordo nel nostro cuore.
Ero già entrato nella casa circondariale della Spezia per insegnare musica e Musica Gospel a un gruppo di detenuti, ma in questa occasione ho riscoperto e meditato il significato della parola FORTUNA.
Si, in questa occasione rivedere alcuni detenuti e ritrovarne tanti, troppi in piedi per un’ora e mezza ad ascoltare la nostra musica mi ha impressionato, portando la mia mente a elaborare un solo pensiero: QUANTO SIAMO FORTUNATI.
Fortunati ad avere una famiglia, degli amici, una casa, il lavoro, una vita libera.
Fortunati? Si credo tanto…… perché sarebbe bastato poco anche a noi per ritrovarci ad essere li in mezzo a loro, essere uno di loro, sentirsi abbandonati e rifiutati dalla società, dalle persone, dal mondo.
Sarebbe bastato poco, uno sbaglio in più, più grave del solito, una famiglia meno salda nei valori, nascere in un quartiere o città dove la violenza e la delinquenza sono tue compagne di vita, dove gli ideali e i valori per noi scontati siano stati completamente assenti;
Basta un momento; la perdita del lavoro, la perdita di sogni e di ideali, un attimo di disperazione, che può assalire ogni giorno ciascuno di noi per portarci a commettere un gesto spropositato, magari dettato da necessità economiche, per trasformare ciascuno di noi in uno di loro.
Ho incontrato tanti sguardi di occhi giovani, forti, spavaldi e pronti a sfidare il destino e il mondo intero, ma ho incontrato anche sguardi tristi, sguardi di occhi vecchi e soli, abbandonati a se stessi dove ogni speranza è andata persa e dove non esiste più la forza di ricominciare da capo.
Vite spezzate, sogni infranti senza ritorno ma…..
È bello poter immaginare che in mezzo a questi uomini, ci possa essere la speranza di una rinascita di salvezza per ricominciare una nuova vita.
Una possibilità di recupero è giusto concederla a tutti, a chiunque, a tutte quelle persone che si sono ritrovate in carcere per essere state nel posto sbagliato nel momento sbagliato, magari per cause di forza maggiore che non ti fanno più ragionare lucidamente, dirigendo la tua volontà in un senso piuttosto che in un altro.
Ecco allora che la Musica con la sua magia riesce per un piccolo spazio di tempo, a creare un momento di serenità, di gioia rendendo queste persone più sicure di se stesse, più fiduciose nel prossimo, a sentirsi accettate dagli altri, ad essere ancora utili per qualcuno.
Sono convinto che la Musica sia la più grande “medicina” per guarire qualsiasi forma di disagio e di emarginazione; è la lingua universale del mondo.
E cosi il 22 dicembre durante il concerto di Natale nell’istituto Mentale Mons. Siro Silvestri di Rocchetta Vara è bastato trovare per caso su un tavolo molti strumenti a percussione, grandi e piccoli per creare un legame tra noi e il pubblico formato da pazienti di età diverse tra loro, giovani, ragazzi e ragazze e persone non più giovani, anziani; un pubblico caloroso, partecipe, attento, tutti hanno lasciato le loro pene e suonato gli strumentini con noi e con un tempo strepitoso e preciso; il tutto anche grazie al lavoro costante e paziente delle educatrici della struttura.
E’ Natale e tutte queste persone hanno bisogno della nostra presenza, soprattutto in questo periodo ma come ha precisato un ospite dell’istituto con solo due parole piene di significato profondo: PER ME E’SEMPRE NATALE….
Anche in questo caso basta poco per diventare uno di loro….basta ancora meno di quello che noi tutti possiamo immaginare per smarrire la strada della propria esistenza: perdere il lavoro, la famiglia, la fiducia, l’amore…..la vita, e continuare a vivere per forza.
Questi luoghi come le case di cura per anziani, portatori di handicap sono Vite fuori dalla realtà, dal mondo reale e solo entrandoci ogni tanto per portare un’ora di Musica si può comprendere il vero significato della parola: FORTUNA.

domenica 24 maggio 2009

Pianola


Sono tornato in Abruzzo, questa volta al campo di Pianola.
Sono rientrato ieri pomeriggio e anche questa volta ho potuto apprezzare la forza e la generosità del popolo abruzzese.
Ho avuto modo di conoscere molte persone, di parlare con loro. Ho ascoltato e condiviso le loro storie (sia con gli altri volontari che con la popolazione della tendopoli).
Ho trovato persone vere, disponibili. Anche questa è stata un'esperienza che mi ha arricchito e che resterà per sempre tra i miei ricordi più cari.
C'è ancora molto da fare nelle terre colpite dal terremoto prima che questa tragedia possa essere superata.
Non so se tornerò ancora in quei luoghi, se servirà la mia presenza sarò felice di poter dare il mio piccolo contributo.
Manteniamo viva l'attenzione verso i loro problemi, l'emergenza non è ancora finita e non dobbiamo dimenticare i bisogni delle persone colpite dal sisma.

lunedì 20 aprile 2009

Tione degli Abruzzi


Sono di rientro da una intensa settimana trascorsa a Tione degl Abruzzi.
Sono andato come volontario della Protezione Civile e, anche questa volta, è stata un'esperienza molto forte. Ho potuto apprezzare, la froza, l'accoglienza, la generosità e tutte le altre belle qualità dei Tionesi, che ci hanno accolto tra di loro e ci hanno permesso di condividere quesa esperienza.
Adesso, riprendo la vita di tutti i giorni: il lavoro, le prove con il coro, ecc. e mi auguro ch possano farlo al più presto anche le popolazioni colpite dal sisma.

domenica 12 aprile 2009

Buona Pasqua


Tanti auguri di buona pasqua dall'Arts Academy Choir.
Arrivederci ai prossimi concerti.

domenica 8 marzo 2009

Festa della donna


Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell'arcobaleno.

(Denis Diderot)

Tantissimi auguri a tutte le donne per la festa della donna.
Un augurio particolare a tutte le coriste!

lunedì 15 dicembre 2008

PIL

Con il termine PIL intendiamo il Prodotto Interno Lordo, quell'unità di misura che, secondo molti, dovrebbe rappresentare il grado di benessere di un paese.
In realtà non è proprio così e, tuttalpiù, può essere considerato un indicatore dell’attività economica.
In economia è spesso utilizzata questa uguaglianza: PIL= C+I+G+NX laddove C sono i consumi, I gli investimenti, G la spesa pubblica e NX le esportazioni nette ovvero le esportazioni a cui sono state sottratte le importazioni.
Questo significa che il Pil non è altro che il valore complessivo dei beni e dei servizi che vengono prodotti in un paese in un certo periodo di tempo (di solito, un anno), indipendentemente dalla nazionalità dei produttori: ecco perché prodotto interno “lordo”.
I motivi per i quali questo valore complessivo non può essere rappresentativo del benessere di una nazione sono molteplici; chi è interessato all'argomento potrà trovare molto materiale (anche su internet) dove questi motivi sono spiegati molto meglio di come potrei fare io.
In questo periodo di crisi economica globale mi ha fatto molto riflettere un discorso tenuto da Robert Kennedy il 18 marzo 1968 alla Kansas University.
Anche se sono trascorsi 40 anni, quel discorso mi sembra quanto mai attuale.
Eccolo.

"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani."


(Robert Kennedy - Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)

venerdì 28 novembre 2008

Appello per GOMA

Mi è giunto questo appello dai miei amici dell'AIFO, un organismo non governativo (ONG) di cooperazione internazionale in ambito socio-sanitario. E' una ONLUS, riconosciuta idonea a svolgere attività di cooperazione allo sviluppo dal Ministero Affari Esteri Italiano. E' partner ufficiale dell OMS (working relationships) e partecipa all'assemblea annuale dell'OMS.
Visitando il loro sito potete vedere meglio chi sono e di cosa si occupano; io personalmente ho potuto visitare vari progetti che seguono in India e ho potuto apprezzare la serietà e l'impegno con cui lavorano.


Emergenza Umanitaria presso il “Centro di Salute Mentale” a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo
Abbiamo bisogno del vostro aiuto!


“Il grande massacro avvenuto a Kiwanja, un grosso centro abitato a 60 km da noi, ha messo la popolazione nel terrore. Moltissimi giovani sono stati trucidati nelle loro case e gli sfollati di guerra aumentano ogni giorno. Stiamo aspettando gli sviluppi della situazione e ormai la speranza della pace si allontana di giorno in giorno", ha scritto Suor Giovanna Gallicani, che collabora col “Centro di Salute Mentale di Goma”, sostenuto dall'AIFO.
Il “Centro di Salute Mentale”, sostenuto dall'AIFO a Goma, sta vivendo un periodo di vera emergenza, dovuto anche a 3.000 sfollati che vi hanno richiesto asilo, ed ha urgente bisogno di ricevere cibo, acqua e medicine per poter assistere i propri pazienti e la popolazione sfollata, aiutandola nel recupero della propria vita comunitaria e familiare. Il numero dei bambini ricoverati con gravi traumi da guerra è in costante aumento e ogni giorno decine di sfollati stremati si rivolgono al Centro in cerca disperato di aiuto.
Saccheggi, massacri, stupri, distruzioni e vessazioni di ogni tipo sui civili inermi hanno fatto precipitare la città nell’orrore. Da settimane un esodo incessante di sfollati continua a giungere ogni giorno in capitale, che registra oramai 2 milioni di persone, accampate in punti d’assistenza improvvisati e sprovvisti di tutto. La mancanza di cibo, acqua, medicine ed i casi di colera attanagliano Goma, che non è in grado di provvedere ai bisogni primari di così tante persone. Le violenze a danno dei civili inermi continuano, soprattutto nei confronti di donne e bambini. Per un primo intervento di urgenza abbiamo bisogno di 64.000,00 Euro.

Dateci un vostro contributo, questi i costi unitari dei beni necessari:
  • 10 kg di farina di mais: 8 €
  • 1 coperta: 15 €
  • 20 kg di fagioli: 32 €
  • Farmaci: 50 €

Per informazioni e per donazioni: www.aifo.it - numero verde 800 55 03 03
Oppure: c.c.postale 7484 intestato a AIFO ● Via Borselli 4-6 ● 40135 Bologna
c.c. Banca Popolare Etica, fil BO, IBAN: IT89 B050 1802 4000 0000 0505050

martedì 16 settembre 2008

Le cose che ho imparato nella vita

Apprezzo molto Paulo Coelho ed ho letto molti suoi libri nei quali ho trovato numerosi spunti di riflessione.
Un brano particolarmente intenso è quello che da il titolo a questo post.
Siccome in questi giorni mi è stato portato all'attenzione da un'amica, ve lo propongo volentieri.

Le cose che ho imparato nella vita
di Paulo Coelho

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
-Che la pazienza richiede molta pratica.
-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico o camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
-Non cercare le apparenze, possono ingannare.
-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
-L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
-Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

venerdì 18 aprile 2008

I tre alberi

Un racconto pasquale che mi è arrivato (un po' in ritardo) con una mail da una mia amica.
Mi è piaciuto molto e voglio riproporvelo, anche perché il messaggio di questo racconto vale in ogni momento.
Spero che piaccia anche a voi.
L'autore è ignoto.


C’erano una volta, su una montagna, tre alberi che sognavano e speravano.

Il primo disse: «Io vorrei essere un baule pieno di tesori, oro e pietre preziose. Così tutto il mondo potrebbe vedere la mia bellezza».

Il secondo albero esclamò: «Un giorno io sarò un battello solido e potente, trasporterò re e regine per tutti i mari del mondo. Tutti si sentiranno al sicuro a bordo».

Il terzo albero disse: «Io voglio diventare l’albero più grande e più forte della foresta. La gente vedrò la mia cima dalla collina, e penseranno al cielo e a Dio; sarò l’albero più alto di tutti i tempi e nessuno si scorderà di me».

I tre alberi sognarono per diversi anni sperando che i loro sogni si avverassero. Un bel giorno arrivarono tre boscaioli.

Uno di loro s’avvicinò al primo albero e disse: «Questo albero mi sembra solido, lo potrei vendere al falegname».

Il boscaiolo tagliò l’albero, e l’albero si sentì felice di essere stato tagliato pensando che il falegname l’avrebbe trasformato in un baule.

Il secondo boscaiolo vedendo il secondo albero disse: «Questo albero sembra forte e solido, venderò il legno ai costruttori di battelli».

Il secondo era felice all’idea che tra breve avrebbe cominciato la sua carriera sugli oceani.

Quando i boscaioli s’avvicinarono al terzo albero, quest’ultimo si spaventò, sapeva che se lo tagliavano, tutti i suoi sogni di grandezza sarebbero svaniti.

Uno dei boscaioli disse: «non ho bisogno di un albero speciale, questo andrà bene». E il terzo albero fu tagliato.

Quando il primo albero arrivò dal falegname, fu trasformato in una semplice mangiatoia per animali. La mangiatoia fu messa in una stalla e riempita di fieno. Non era proprio la risposta al suo desiderio...

Il secondo albero che sognava di trasportare re e regine per gli oceani, fu trasformato in una barca da pesca. I suoi sogni svanirono.

Il terzo albero fu tagliato in pezzi di legno e abbandonato in un angolo.

Gli anni passarono e i tre alberi dimenticarono i loro sogni.

Un bel giorno, un uomo e una donna arrivarono alla stalla. La donna fece nascere suo figlio nella stalla e mise il bambino nella mangiatoia che era stata fabbricata con il legno del primo albero. L’uomo avrebbe voluto offrire una culla al bambino, ma la mangiatoia andava bene. L’albero comprese allora l’importanza dell’evento che stava vivendo e capì che conteneva il tesoro più prezioso di tutti i tempi.

Anni più tardi un gruppo di uomini salì sulla barca di pescatori fabbricata con il legno del secondo albero; uno degli uomini, stanco, si addormentò. Una tempesta si alzò e l’albero pensò di non essere abbastanza forte per portare il suo equipaggio in mezzo alla tempesta. Gli uomini allora svegliarono quello che si era addormentato.

Questi si alzò e disse: «Pace» e la tempesta cessò. In quel momento l’albero capì di aver trasportato il Re dei Re.

Infine, qualcuno andò a prendere i pezzi del terzo albero dimenticato in un angolo, il legno fu trasportato per le strade, mentre l’uomo che lo portava veniva insultato dalla folla. L’uomo fu inchiodato ai pezzi di legno, elevato a croce, e morì in cima ad una collina. Quando arrivò la domenica, l’albero realizzò di essere stato così forte da tenersi in cima alla collina e essere vicino a Dio. Gesù era stato crocifisso sul suo legno...

Ciascuno dei tre alberi ebbe quello che aveva sognato, in modo diverso da quello che avevano immaginato.

Non sappiamo mai quali sono i disegni di Dio per noi..

giovedì 3 aprile 2008

I have a dream


« [...] Let us not wallow in the valley of despair, I say to you today, my friends, so even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream. It is a dream deeply rooted in the American dream.

I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equa".

I have a dream that one day on the red hills of Georgia, the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.

I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.

I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.

I have a dream today!

I have a dream that one day, down in Alabama, with its vicious racists, with its governor having his lips dripping with the words of "interposition" and "nullification" - one day right there in Alabama little black boys and black girls will be able to join hands with little white boys and white girls as sisters and brothers.

I have a dream today!

I have a dream that one day every valley shall be exalted, and every hill and mountain shall be made low, the rough places will be made plain, and the crooked places will be made straight; "and the glory of the Lord shall be revealed and all flesh shall see it together". [...] »

Martin Luther King


Domani ricorre l'anniversario della morte di Martin Luther King (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4 aprile 1968).
Non è necessario riportare qui la sua biografia, tutti conoscono (o dovrebbero conoscere) la sua vita, quello che ha fatto per il suo popolo, le sue idee.
Sono passati 40 anni e il suo messaggio è più che mai attuale.
Per ricordarlo ho scelto uno dei suoi più famosi discorsi.

I have a dream (ho un sogno)

« [...] Oggi vi dico, amici, non indugiamo nella valle della disperazione, anche di fronte alle difficoltà dell'oggi e di domani, ho ancora un sogno. È un sogno fortemente radicato nel sogno americano.

Ho un sogno, che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: "Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali".

Ho un sogno, che un giorno, sulle rosse colline della Georgia, i figli degli antichi schiavi e i figli degli antichi proprietari di schiavi riusciranno a sedersi insieme al tavolo della fratellanza.

Ho un sogno, che un giorno persino lo stato del Mississippi, uno stato che soffoca per l’afa dell’ingiustizia, che soffoca per l’afa dell’oppressione, sia trasformato in un’oasi di libertà e di giustizia.

Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non siano giudicati in base al colore della loro pelle, ma in base al contenuto del loro carattere.

Ho un sogno oggi!

Ho un sogno, che un giorno, giù in Alabama, con i suoi razzisti immorali, con il suo governatore le cui labbra gocciolano delle parole "interposizione" e "nullificazione" - un giorno proprio là in Alabama bambini neri e bambine nere possano prendersi per mano con bambini bianchi e bambine bianche come sorelle e fratelli.

Ho un sogno oggi!

Ho un sogno, che un giorno ogni valle sia colmata, e ogni monte e colle siano abbassati, i luoghi tortuosi vengano resi piani e i luoghi curvi raddrizzati. "Allora la gloria del Signore sarà rivelata ed ogni carne la vedrà" [...] »

mercoledì 2 aprile 2008

Giovanni Paolo II


Oggi ricorre il terzo anniversario dalla morte di papa Giovanni Paolo II.
Voglio ricordarlo con le sue parole, un inno alla vita da lui scritto.

La vita è dono meraviglioso di Dio e nessuno ne è padrone, l'aborto e l'eutanasia sono tremendi crimini contro la dignità dell'uomo, la droga è rinuncia irresponsabile alla bellezza della vita, la pornografia è impoverimento e inaridimento del cuore. La malattia e la sofferenza non sono castighi ma occasioni per entrare nel cuore del mistero dell'uomo; nel malato, nell'handicappato, nel bambino e nell'anziano, nell'adolescente e nel giovane, nell'adulto e in ogni persona, brilla l'immagine di Dio. La vita è un dono delicato, degno di rispetto assoluto: Dio non guarda all'apparenza ma al cuore; la vita segnata dalla Croce e dalla sofferenza merita ancora più attenzione, cura e tenerezza. Ecco la vera giovinezza: è fuoco che separa le scorie del male dalla bellezza e dalla dignità delle cose e delle persone; è fuoco che riscalda di entusiasmo l'aridità del mondo; è fuoco d'amore che infonde fiducia ed invita alla gioia.

martedì 25 marzo 2008

La Pasqua è passata


La Pasqua è passata (con un clima"natalizio"!) e ha portato una spruzzata di neve sulle nostre colline e sulle cinque terre ed ha creato alcuni problemini ai miei amici coniglietti!

P.S. dopo un post sulla Pasqua più impegnato che invitava alla riflessione ho inserito questa vignetta che non vuole comunque togliere niente al vero valore e significato di questa ricorrenza.

lunedì 10 marzo 2008

venerdì 7 marzo 2008

Festa della donna

Siccome domani è l'otto marzo, festa della donna, e poiché domani non potrò aggiornare il blog, voglio ricordare questa ricorrenza e fare i miei più sentiti auguri a tutte le donne.
Mi piacerebbe che questa fosse una giornata in cui tutti (donne e uomini) prendessero coscienza della condizione della donna, qui da noi ma anche in altri paesi ed in altre culture dove la parità è veramente un miraggio.
Purtroppo la società in cui viviamo rende commerciale ogni ricorrenza facendone perdere il suo significato più profondo. Penso che sia accaduto anche con la giornata internazionale della donna che è stata trasformata in una festa con serate a tema e mimose.
Con i miei migliori auguri a tutte, riporto la descrizione di questa giornata che ho trovato su Wikipedia.

Giornata Internazionale della Donna

La Giornata Internazionale della Donna, comunemente però definita Festa della Donna è un giorno di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ed è una festività internazionale celebrata in diversi paesi del mondo occidentale l'8 marzo. L'usanza di regalare mimose in occasione della festa non è invece diffusa ovunque. L'8 marzo era originariamente una giornata di lotta, specialmente nell'ambito delle associazioni femministe: il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. Tuttavia nel corso degli anni il vero significato di questa ricorrenza è andato un po' sfumando, lasciando il posto ad una ricorrenza caratterizzata anche - se non soprattutto - da connotati di carattere commerciale e politico.

Ipotesi sull'origine

L'origine della festività è molto controversa. Una possibilità è che la sua istituzione risalga al 1910 nel corso della II Conferenza dell'Internazionale Socialista svoltasi a Copenaghen nella Folkets Hus (Casa del popolo) chiamata poi "Ungdomshuset". Sarebbe di Clara Zetkin la proposta di dedicare questo giorno alle donne. Alcune femministe italiane (Irene Giacobbe, Tilde Capomazza, Marisa Ombra) sostengono tuttavia che non c'è nessuna prova documentata a supportare questa ipotesi. Il movimento operaio e socialista di inizio secolo ha celebrato in date molto diverse giornate dedicate ai diritti delle donne e al suffragio femminile. L'unica data certa è l'8 marzo 1917 quando le operaie di Pietroburgo (Russia) manifestarono contro la guerra e la penuria di cibo (nell'ambito della rivoluzione di febbraio). Le autrici citate ipotizzano che per rendere più universale e meno caratterizzato politicamente il significato della ricorrenza, si preferì omettere il richiamo alla Rivoluzione russa ricollegandosi ad un episodio non reale, ma verosimile, della storia del movimento operaio degli Stati Uniti d'America.

In Italia, nel secondo dopoguerra,la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall'UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell'8 marzo l'ormai tradizionale fiore della mimosa.

La leggenda della fabbrica Cotton


In Italia è molto diffusa una storia che fa risalire l'origine della festa ad un grave incidente avvenuto negli Stati uniti, l'incendio dell'industria tessile Cotton. Questa storia è un falso storico accertato che fu elaborato dalla stampa comunista ai tempi della guerra fredda ma in Italia recentemente è stata riportata come la vera origine della festa della donna dai telegiornali creando così una "leggenda".

Secondo questa storia nel 1908 a New York, alcuni giorni prima dell'8 marzo, le operaie dell'industria tessile Cotton iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché l'8 marzo Mr. Johnson, il proprietario della fabbrica, bloccò tutte le vie di uscita. Poi allo stabilimento venne appiccato il fuoco (alcune fonti parlano di un incendio accidentale). Le 129 operaie prigioniere all'interno non ebbero scampo.

Effettivamente non esiste alcun tipo di prova e documento che affermi l'esistenza di un fatto storico che confermi l'episodio delle oltre 129 donne bruciate vive in un incendio di una fabbrica dal proprietario perchè le donne erano scese in sciopero.

Questa storia prende spunto da un reale fatto di cronaca, un incendio avvenuto nel 1911 (quindi dopo, e non prima della tradizionale data di nascita della festa, il 1910), a New York, nella Triangle Shirtwaist Company. Le lavoratrici non erano in sciopero, ma erano state protagoniste di una importante mobilitazione, durata quattro mesi, nel 1909. L'incendio, per quanto le condizioni di sicurezza del luogo di lavoro abbiano contribuito non poco al disastro, non fu doloso. Le vittime furono oltre 140, ma non furono tutte donne, anche se per il tipo di fabbrica erano la maggior parte. I proprietari della fabbrica si chiamavano Max Blanck e Isaac Harris, vennero prosciolti nel processo penale ma persero una causa civile. Ma soprattutto l'8 Marzo non ha nulla a che fare né con lo sciopero (iniziò il 22 Novembre) né con l'incendio (avvenne il 25 Marzo).

La versione comunista fu riportata in Italia Nel 1952 da "La lotta", settimanale edito dalla sezione bolognese del Partito Comunista Italiano. L'Unione Donne Italiane distribuì nello stesso anno alle iscritte libretti con un resoconto dell'incendio di New York. Nel 1954 Il Lavoro, settimanale della Cgil aggiunse un fotomontaggio di Mr. Johnson con la bombetta che si fa largo tra la massa di donne tenute dalla polizia.

giovedì 21 febbraio 2008

Carnevale è finito



Visto che in questo periodo non abbiamo concerti ho meno notizie da inserire nel blog. Il coro continua regolarmente le prove ed anzi ha messo in programma molti pezzi nuovi. Abbiamo anche iniziato un nuovo progetto molto interessante di cui vorrei che vi parlasse direttamente il nostro maestro.
In attesa di news pubblico ancora due foto del carnevale di Venezia, queste le ho fatte a dei simpatici ragazzi della Pro Loco di Castiglione Olona e sono state pubblicate anche sul loro sito.

lunedì 4 febbraio 2008

Carnevale di Venezia 2


E con questa chiudiamo.

il volo dell'angelo


La tradizionale cerimonia di apertura del carnevale di Venezia.

Carnevale di Venezia 1


Finalmente un po' di maschere!