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mercoledì 27 gennaio 2010

La giornata della memoria


Per non dimenticare...

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

Primo Levi

giovedì 30 aprile 2009

Ultimo respiro

L'amico Marco Botti mi ha appena inviato due suoi libri di poesie e io... li ho già letti!
Sono tutte molto belle e quindi è stato per me difficile sceglierne una da condividere con voi.
Alla fine ho scelto questa.

Ultimo respiro

Ti prego Signore
quando le mie spoglie di uomo
cadranno sotto il peso degli anni

ed il mio stanco cuore
avrà scandito gli ultimi rintocchi
al campanile della vita

lascia

che il mio debole respiro
si unisca alla forte tramontana
innalzandosi verso aspri dirupi
su cime smaltate di bianco.

allora Signore
fa che la mia preghiera
non muoia tra le braccia
delle parole che l'hanno generata

ma riviva

nel volo libero
di un'aquila

nello scroscio
di un limpido torrente

nell'ampio salto
di un giovane capriolo

nel pianto acerbo
di un bimbo
che per la prima volta
apre gli occhi

alla luce.


Marco Botti

mercoledì 19 novembre 2008

I tuoi occhi



Una bellissima poesia del mio amico Robert.
Visitate anche il suo blog, ne troverete molte altre e troverete tanti post interessanti.
In futuro pubblicherò altre sue poesie.


Nei tuoi occhi distratti e presenti

Mi perdo nei tuoi oceani

E nei tuoi cieli mi ritrovo.

Vasto il tuo mare e tumultuoso, è altro

Tenere le tue onde e avvolgenti, sei tu.

Amo il tuo mistero e tremo

E con fervore sacrale attendo per amarti.

Ora l’amore è silenzio e attesa

Sarà un giorno canto e intesa?!

Ti incontro nello scontro con me

Tra il me che ti conosce e brama

E il me che ti ignora e trema

All’alba del tuo pensiero e al tramonto

Un raggio unico accarezza i miei sogni:

il solco azzurro dei tuoi occhi…

Robert Cheaib

giovedì 30 ottobre 2008

Dategli un fucile


E' un po' di tempo che non pubblico post sul blog e mi dispiace molto anche perché vedo, dal contatore di accessi, che è molto seguito e che ci sono tanti visitatori.
Nel calendario che ho in casa, nella pagina dedicata a questo mese di ottobre, c'è una poesia che mi è molto piaciuta; perciò, anche per rompere il mio "silenzio", voglio proporvela.
Come al solito, ogni vostro commento è il benvenuto.
Non ha titolo, ma potremmo intitolarla "dategli un fucile". L'autore è Marco Botti.
Aggiornamento del 24 aprile 2009: con mia immensa gioia, mi ha contattato l'autore della poesia che si è dimostrato persona squisita (leggendo questa poesia, non ne avevo dubbio!) e così, adesso, posso mettere anche il titolo giusto alla poesia:

ASSURDO

DATEGLI UN FUCILE
a questo camoscio

che corre veloce

tra i larici
con la rabbia nel cuore

e la paura negli zoccoli


DATEGLI UN FUCILE

per vendicare
la sua compagna morente

tra due ceppi

di rododendri sfioriti


DATEGLI UN FUCILE

e mettetevi voi a correre

come dei matti nel bosco

aspettando che un colpo secco

vi trafigga


DATELO A LUI

il fucile:

non lo userà.

martedì 16 settembre 2008

Le cose che ho imparato nella vita

Apprezzo molto Paulo Coelho ed ho letto molti suoi libri nei quali ho trovato numerosi spunti di riflessione.
Un brano particolarmente intenso è quello che da il titolo a questo post.
Siccome in questi giorni mi è stato portato all'attenzione da un'amica, ve lo propongo volentieri.

Le cose che ho imparato nella vita
di Paulo Coelho

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
-Che la pazienza richiede molta pratica.
-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico o camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
-Non cercare le apparenze, possono ingannare.
-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
-L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
-Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

martedì 1 aprile 2008

L'amante perfetto

Finalmente è venuto il sole, le giornate si sono allungate e tutto appare in una luce diversa.
Forse la scelta della primavera per celebrare la Pasqua e il periodo pasquale non è stato scelto a caso, forse il Maestro ha scelto questo periodo per risorgere e per manifestare lo Spirito proprio perché anche la natura vive la sua rinascita. Dopo il riposo invernale, tutto torna a rivivere, fiorisce.
Speriamo che, anche quest'anno rifiorisca in noi il Suo Amore.
Il titolo di questo post è infatti riferito a Lui ed è il titolo di una poesia del mistico persiano Rumi (ormai è nota la mia predilezione per le sue poesie, ne ho già messe altre nel blog)..
Eccone il testo:


Ho bisogno d'un amante che,
ogni qual volta si levi,
produca finimondi di fuoco
da ogni parte del mondo!
Voglio un cuore come inferno
che soffochi il fuoco dell'inferno
sconvolga duecento mari
e non rifugga dall'onde!
Un Amante che avvolga i cieli
come lini attorno alla mano
e appenda,come lampadario,
il Cero dell'Eternità,entri in
lotta come un leone,
valente come Leviathan,
non lasci nulla che se stesso,
e con se stesso anche combatta,
e, strappati con la sua luce i
settecento veli del cuore,
dal suo trono eccelso scenda
il grido di richiamo sul mondo;
e,quando,dal settimo mare si volgerà
ai monti Qàf misteriosi da
quell'oceano lontano spanda
perle in seno alla polvere!

giovedì 21 febbraio 2008

La guerra interiore

La guerra interiore

Posa la tua gota un istante su questa guancia ebbra.
Fammi dimenticare la guerra e la ferocia in me.
Ho in mano queste monete d'argento:
dammi il tuo vino di luce dorata.
Tu hai schiuso le sette porte del ciel,
ora posa la tua mano unifica sul mio cuore serrato.
Tutto ciò che ho da offrire è questa illusione: me stesso.
Dagli un soprannome, ché almeno questo sia reale.
Solo tu puoi rinsaldare ciò che tu hai spezzato:
aiuta il mio cuore spezzato.
Non chiedo dolci di pistacchio,
ma il tuo amore eterno.
Cinquanta volte ho detto:
"cuore, lascia la caccia e salta in questa rete".

Mevlana Jalaluddin Rumi

giovedì 24 gennaio 2008

Autobiografia

Come promesso... una poesia di Hikmet che è anche la sua autobiografia.

Autobiografia

Sono nato nel 1902
non sono più tornato
nella città natale
non amo i ritorni indietro
quando avevo tre anni
abitavo Alep
con mio nonno pascià
a 19 anni studiavo a Mosca
all'università comunista
a 49 ero a Mosca di nuovo
ospite del comitato centrale
del partito comunista
e dall'età di 14 anni
faccio il poeta
alcuni conoscono bene le varie specie
delle piante altri quelle dei pesci
io conosco le separazioni
alcuni enumerano a memoria i nomi
delle stelle io delle nostalgie
ho dormito in prigioni e anche in alberghi di lusso
ho sofferto la fame compreso lo sciopero della fame
e non c'è quasi pietanza
che non abbia assaggiata
quando avevo trent'anni hanno chiesto
la mia impiccagione
a 48 mi hanno proposto
per la medaglia della Pace
e me l'hanno data
a 36 ho traversato in sei mesi
i quattro metri quadrati
di cemento
della segregazione cellulare
a 59 sono volato
da Praga all'Avana
in diciotto ore
ero di guardia davanti alla bara di Lenin nel '24
e il mausoleo che visito sono i suoi libri
hanno provato a strapparmi dal mio Partito
e non ci sono riusciti
e non sono rimasto schiacciato
sotto gl'idoli crollati
nel 51 con un giovane compagno
ho camminato verso la morte
nel 52 col cuore spaccato ho atteso la morte
per quattro mesi sdraiato sul dorso
sono stato pazzamente geloso delle donne ch'ho amato
non ho invidiato nemmeno Charlot
ho ingannato le mie donne
non ho sparlato degli amici
dietro le loro spalle
ho bevuto ma non sono stato un bevitore
ho sempre guadagnato il mio pane
col sudore della mia fronte
che felicità
mi sono vergognato per gli altri e ho mentito
ho mentito per non far pena agli altri
ma ho anche mentito
senza nessun motivo
ho viaggiato in treno in areoplano in macchina
i più non possono farlo
sono stato all'Opera
i più non ci vanno non sanno
nemmeno che cosa sia
e dal '21 non sono entrato
in certi luoghi frequentati dai più
la moschea la sinagoga la chiesa
il tempio i maghi le fattucchiere
ma mi è capitato
di far leggere la mia sorte
nei fondi di caffè
le mie poesie sono pubblicate
in trenta o quaranta lingue
ma nella mia Turchia
nella mia lingua turca
sono proibite
il cancro non l'ho ancora avuto
non è necessario che l'abbia
non sarò primo ministro
d'altronde non ne ho voglia
anche non ho fatto la guerra
non sono sceso nei ricoveri
nel mezzo della notte
non ho camminato per le vie
sotto gli aerei in picchiata
ma verso i sessant'anni mi sono innamorato
in una parola compagni
anche se oggi a Berlino sono sul punto
di crepare di tristezza
posso dire di aver vissuto
da uomo
e quanto vivrò ancora
e quanto vedrò ancora
chi sa.

lunedì 14 gennaio 2008

Anima mia

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà

anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell’arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.

Nazim Hikmet

Poesie...

Sono passati un po' di giorni dalla pubblicazione dell'ultimo post.
Non sempre mi riesce di essere così assiduo e tempestivo nella pubblicazione dei post come vorrei.
Ho pubblicato una breve biografia di Nazim Hikmet; un poeta forse troppo poco conosciuto rispetto alla bellezza delle sue poesie ed alle peripezie della sua vita.
Io, ho avuto modo di leggerne alcune e sono rimasto affascinato.
Nel prossimo post ne pubblico una (Anima mia) che avevo scelto perché fosse letta nel corso del concerto che abbiamo fatto a Genova il 17 marzo 2007.
Questa poesia, con altri brani, intervallando i pezzi gospel e spiritual ha contribuito a creare l'atmosfera ed alla riuscita del concerto.
Queste poesie mi piacciono talmente tanto che non so se riuscirò a non pubblicarne altre!
Spero che vi piacciano...

Nazim Hikmet

Nasce a Salonicco nel 1902. È amico di Neruda, allievo di Majakovkij. È capace di ridere e piangere, di amare, di soffrire e di cantare. E cantava - racconta Neruda - prima piano e poi sempre più forte, a squarciagola, per vincere la sua debolezza e rispondere ai suoi torturatori. Cantava in mezzo agli escrementi delle latrine, dove lo avevano costretto a stare dopo averlo fatto camminare fino all'esaurimento delle forze. Oppositore del regime di Ataturk, è condannato a 28 anni di carcere (1938) con l'accusa di incitamento alla ribellione perché ai cadetti della marina, che amano i suoi versi, piace leggere l'Epopea di Sherok Bedrettin, il poema sulla ribellione dei contadini del 1500 contro l'impero ottomano.
Per la sua liberazione, nel 1949 firmano a Parigi, insieme a tanti altri, Sartre, Ricasso e Robeson. Per la libertà si sottopone a uno sciopero della fame di 18 giorni, nonostante il cuore malato. Esce dal carcere in seguito ad un'amnistia generale. Anche da libero è perseguitato: due tentativi di ucciderlo e il servizio militare a 50 anni, malato. Privato della cittadinanza turca, deve rifugiarsi all'estero, accolto con affetto ovunque; solo gli Stati Uniti gli negano il visto. Muore esule a Mosca nel 1963.

venerdì 7 dicembre 2007

Oda al gato


Metto anche la versione in lingua originale della stessa poesia.





Los animales fueron
imperfectos,
largos de cola, tristes
de cabeza.
Poco a poco se fueron
componiendo,
haciéndose paisaje,
adquiriendo lunares, gracia, vuelo.
El gato,
sólo el gato
apareciò completo
y orgulloso:
naciò completamente terminado,
camina solo y sabe lo que quiere.

El hombre quiere ser pescado y pájaro,
la serpiente quisera tener alas,
el perro es un león desorientato,
el ingeniero quiere ser poeta,
la mosca estudia para golondrina,
el poeta trata de imitar la mosca,
pero el gato
quiere ser sólo gato
y todo gato es gato
desde bigote a cola,
desde presentimiento a rata viva,
desde la noche hasta sus ojos de oro.

No hay unidad
como él,
no tienen
la luna ni la flor
tal contextura:
es una sola cosa
como el sol o el topacio,
y la elástica linea en su contorno
firme y sutil es como
la línea de la proa de una nave.
Sus ojos amarillos
dejaron una sola
ranura
para echar las monedas de la noche.

Oh pequeño
emperador sin orbe,
conquistador si patria,
mínimo tigre de salón, nupcial
sultán del cielo
de las tejas eróticas,
el viento del amor
en la intemperie
reclamas
cuando pasas
y posas
cuatro pies delicados
en el suelo,
oliendo,
desconfiando
de todo lo terrestre,
porque todo
es inmundo
para el immaculado pie del gato.

Oh fiera independiente
de la casa, arrogante
vestigio da la noche,
perezoso, gimnástico
y ajeno,
profundíssimo gato,
policía segreta
de las habitaciones,
insignia
de un
desaparecido terciopelo,
seguramente no hay
enigma
en tu manera,
tal vez no eres misterio,
todo el mundo te sabe y perteneces
al habitante menos misterioso,
tal vez todos se creen dueños,
propietaros, tíos
de gatos, compagñros,
colegas,
discípulos o amigos
de su gato.

Yo no.
Yo no subscrivo.
Yo no conozco al gato.
Todo lo sé, la vida y su archipiélago,
el mar y la ciudad incalculabile,
la botánica,
el gineceo con sus extravíos,
el por y el meno da la matemática,
los embudos volcánicos del mundo,
la cáscara irreal del cocodrilo,
la bondad ignorada del bombero,
el atavismo azul del sacerdote,
pero no puede descifar un gato.
Mi razón resbaló en su indiferencia,
sus ojos números de oro.

Ode al gatto


oggi voglio postare una bella poesia di Pablo Neruda, dedicata a tutti gli amanti dei gatti.





Gli animali furono
imperfetti, lunghi
di coda, plumbei
di testa.
Piano piano si misero
in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia. volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso:
nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.

L'uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l'ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole essere solo gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.

Non c'è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l'elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola
fessura
per gettarvi le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore senz'orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto, nuziale
sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell'amore
all'aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto
è immondo
per l'immacolato piede del gatto.

Oh fiera indipendente
della casa, arrogante
vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un
irreperibile velluto,
probabilmente non c'è
enigma
nel tuo contegno,
forse sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all'abitante meno misterioso,
forse tutti si credono
padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni,
colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no.
Io non sono d'accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl'imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l'atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d'oro stanno nei suoi occhi.

lunedì 29 ottobre 2007

L'infinito


Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.


Questo testo è tratto dalla "Letteratura italiana: testi e critica con lineamenti di storia letteraria", vol. 3, di Mario Pazzaglia. Ed. Zanichelli
Prima edizione, marzo 1979.

L'immagine all'inizio del post, invece, è il secondo autografo de "l'infinito" (conservato all'archivio comunale di Visso)

Penso che non occorrano commenti... anche se le vostre impressioni mi fanno sempre piacere.

sabato 20 ottobre 2007

Ti ricordi?

Un'altra bella poesia dal blog di Stefano

"La luce gioca sopra il legno
disegnando tanti ovali
in mezzo all'ombra.

Musica nel silenzio,
i ricordi assordano la mente,
ma da Quando vengono?

Fuori ci sono nuvole,
il Cielo è coperto,
lo era anche quel giorno,

Ti Ricordi?"

mercoledì 26 settembre 2007

Screams

Screams, Man,
Screams for the Darkness
who surrounded this World,
Screams for the Fear
who destroyed all the Lights,
Screams for your Love,
your Tired Love,
Screams for all the Wars,
while the Money God Screams
for his Appetite of
Gold, Diamonds, Blood, Death
and People's Souls.
Questa è una poesia tratta dal blog di Stefano: L'Isola Delle Mille Arti.
Mi è piaciuta molto.

lunedì 11 giugno 2007

Il matrimonio di Pietro e Mariangela



Ieri sono stato (con mia moglie) a Bologna al matrimonio di Pietro e Mariangela, due nostri amici.
La cerimonia si è svolta a Palazzo d'Accursio ed è stata molto bella, ma quello che ci ha colpito è stato un aneddoto raccontato da chi officiava la cerimonia.
Ci ha infatti raccontato che lui è solito leggere agli sposi ed agli intervenuti, alla fine della cerimonia, una poesia ma quella volta, Pietro e Mariangela, si erano rivolti a lui preventivamente per chiedergli la lettura di una poesia scelta da loro; il caso (più unico che raro) ha voluto che quella poesia fosse la stessa; e il caso ha voluto che quella poesia fosse quella scelta anche da mia moglie per il biglietto di auguri che gli abbiamo inviato!
Una coincidenza davvero eccezionale che mi ha spinto a pubblicare questo post.
La poesia è molto bella, è stata scritta da Kahlil Gibran ed è racchiusa nella raccolta "Il Profeta".
Si intitola "Il matrimonio", eccola:

Allora Almitra di nuovo parlò e disse:
Che cos'è il Matrimonio, maestro? E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli. Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale. Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.
La giornata è poi proseguita con un sontuoso banchetto in una meravigliosa tenuta sui colli bolognesi in un'atmosfera piacevole e con tanti amici; è stata decisamente una splendida giornata che non dimenticheremo.
Ancora grazie a Pietro e Mariangela e i nostri migliori auguri di ogni felicità!

(nella foto: la sala rossa di Palazzo d'Accursio dove si è svolta la cerimonia)

giovedì 31 maggio 2007

La locanda


Oggi voglio cominciare con una poesia; una poesia che, a mio parere, oltre ad essere molto bella, ha un significato profondo.
L'autore è Rumi, un mistico persiano di cui parlerò in un altro post.

LA LOCANDA

Questo essere umano è una locanda.
Ogni mattina un nuovo arrivo.

Una gioia, una depressione, una meschinità
una momentanea consapevolezza arriva
come un visitatore inaspettato.

Accoglili e intrattienili tutti!
Anche se con loro arrivano in folla i dispiaceri,
anche se con violenza
portano via tutti i mobili di casa vostra
trattate ugualmente ogni ospite con rispetto.
Potrebbe far spazio in voi
a qualche nuova gioia.

Accogliete sulla porta, con un sorriso,
i pensieri cupi, la vergogna, la malizia,
e invitateli a entrare.

Siate grati per chiunque arrivi,
perché tutti vi sono stati mandati
come guide dall’aldilà.

(Rumi)