mercoledì 25 febbraio 2009

Novità

Dopo tanto tempo che non aggiungevo post a questo blog, eccomi di nuovo qui per aggiornarvi sulle novità del coro.
Alcuni coristi hanno lasciato il coro (alcuni sono andati a vivere in altre città e... in altre nazioni!) ma altri se ne sono aggiunti. Nella sezione dedicata ai coristi del sito potrete vedere gli aggiornamenti.
Le prove sono riprese a pieno regime con il ripasso dei brani collaudati e con l'ampliamento del repertorio.
Nel frattempo, cominciano a delinearsi anche gli impegni futuri, sempre sul sito dell'Associazione, alla pagina concerti, potrete vedere le novità aggiornate.
Il primo appuntamento per ora in programma è per martedì 7 aprile quando faremo il nostro intervento al Teatro Civico della Spezia nell'ambito della manifestazione dal titolo "Canzoni per la vita".

lunedì 26 gennaio 2009

Anno nuovo...

Questo è il primo post del 2009.
Il coro è a riposo dopo le "fatiche" dei concerti natalizi.
Tra poco riprenderemo le prove e ci prepareremo ai nuovi concerti.
Su questo blog e sul sito dell'Associazione troverete presto le novità e i nuovi appuntamenti.

martedì 23 dicembre 2008

Guardare in faccia la realtà


Siamo ormai a Natale e quest'anno , per farvi gli auguri, ho scelto uno scritto di Pietro Scoppola che mi è stato inviato da un amico con una mail di auguri.
Non conoscevo questo autore e tanto meno conoscevo questo brano, mi è però piaciuto subito.
Tutti noi abbiamo qualche sofferenza che ci colpisce personalmente o che colpisce qualcuno vicino a noi; riflettere sulla sofferenza e su cosa può essere "la volontà di Dio".
Buona lettura e... buon Natale a tutti!

La sofferenza può essere via alla beatitudine?
Ma mi dibatto fra dolori per le ossa, insonnia dovuta al cortisone, depressione e una terribile debolezza che rende problematico ogni movimento.
Come è difficile, Signore, sentire il tuo invito alla beatitudine in queste circostanze!
Mi sembra sbagliato pensare e dire che quello che accade è volontà di Dio sicché meriti il nostro detto rassegnato «sia fatta la volontà di Dio!». Per carità: è il detto che Gesù ci ha insegnato nel Padre e dunque prezioso e santo. Ma che cosa è la volontà di Dio? È quello che accade?
È molto difficile pensare che la volontà di Dio sia semplicemente quello che accade: possono essere volontà di Dio i cinquanta milioni di morti della seconda guerra mondiale? E perché il mio tumore – per saltare a un piccolo fatto personale – dovrebbe essere volontà di Dio?
Le domande come si sa sono infinite e senza risposta: nel libro di Giobbe Dio loda Giobbe che ha rifiutato le spiegazioni dei suoi mali proposte dai suoi amici, ma alla fine nega a Giobbe ogni spiegazione: «Dove eri tu...».
Dopo la Shoah ci sono teologi che hanno messo in discussione l’onnipotenza di Dio: «se fosse davvero onnipotente non avrebbe potuto consentire...». Si fa strada l’immagine di un Dio che ha rinunciato alla sua onnipotenza? Ma come è possibile immaginare una rinuncia volontaria all’onnipotenza di fronte a uno scempio di milioni di esseri umani, che si sarebbe potuto impedire con l’esercizio di quell’onnipotenza?
Ci rendiamo semplicemente conto che le categorie della nostra razionalità sono del tutto inutilizzabili e che siamo di fonte alla alternativa radicale: o accettare e valorizzare quel tanto (o poco) che la fede ci offre o arrivare alla negazione radicale.
In quello che la fede ci offre il dato fondamentale è che il Dio incarnato partecipa al dolore del mondo e alla sofferenza dell’uomo: partecipa al dolore umano fino al punto di accettare liberamente la morte in croce.
Dunque non siamo soli e il fatto che Dio partecipi in maniera così intensa al dolore ha un significato e un valore che non sappiamo definire ma che intuiamo grande e profondo.
Si può concepire questa partecipazione come sacrificio offerto a Dio Padre come prezzo, come riscatto dei peccati degli uomini? Non mi sembra.
Quello che è certo è che due cose dell’esperienza umana Dio ha mostrato di condividere fino in fondo: il dolore e l’amore.
Deve esserci un nesso stretto fra il dolore e l’amore. Non solo nel senso che l’amore è disposto a pagare il prezzo del dolore, ma forse in un senso più profondo: che nell’amore vi è sempre sacrificio di sé, lacerazione, un dolore intrinseco all’amore stesso. L’amore è sempre consapevole del suo proprio limite e del limite dell’amato. Questo è – mi sembra – il nesso più profondo e inscindibile fra l’amore e il dolore.
Ma se si accetta l’idea che quello che accade non è necessariamente la volontà di Dio, perché il rapporto di Dio con il male del mondo resta incomprensibile e insondabile all’uomo («Dove eri tu...»), allora ne deriva che la volontà di Dio che dobbiamo cercare e chiedere è qualcosa d’altro; è qualcosa che non possiamo solo subire o accettare ma dobbiamo inventare e costruire giorno per giorno, ora per ora. Perché in definitiva la volontà di Dio è la nostra risposta agli eventi.
Nel modo di rispondere all’evento si fa o non si fa la volontà di Dio e una visione realistica, calma, fiduciosa dell’evento mi sembra la premessa fondamentale, sul piano umano e sul piano spirituale, per una risposta costruttiva.
Vedere la realtà, guardarla in faccia, non fingere, non illudersi; non chiedersi: perché a me? Non attribuire a Dio l’accaduto. Guardare laicamente all’evento è la premessa per una risposta all’evento secondo la volontà di Dio.
(Pietro Scoppola)

martedì 16 dicembre 2008

Concerti di Natale

Continuano i concerti che il coro esegue nel periodo natalizio; dopo quello del 3 dicembre svoltosi in occasione della festa di Santa Barbara e di cui ho parlato in un post precedente, siamo stati ad Arcola, l'8 dicembre, nella chiesa di San Nicolò, in occasione dei festeggiamenti di San Nicolò; dopo questo abbiamo fatto un bel concerto nella chiesa di Biassa il 14 di questo mese.
Sabato prossimo (il 20) saremo nella chiesa di Pugliola (lerici) alle ore 21,00 per concludere poi la serie di concerti natalizi il giorno dopo Natale (il 26 dicembre), sempre alle 21,00, al Vespucci 20, il noto locale sul lungomare di Marina di Massa.
Per chi avesse voglia di venirci ad ascoltare ci sono ancora due possibilità e poi, salvo novità dell'ultimo minuto, ci rivedremo per la prossima stagione di concerti.

lunedì 15 dicembre 2008

PIL

Con il termine PIL intendiamo il Prodotto Interno Lordo, quell'unità di misura che, secondo molti, dovrebbe rappresentare il grado di benessere di un paese.
In realtà non è proprio così e, tuttalpiù, può essere considerato un indicatore dell’attività economica.
In economia è spesso utilizzata questa uguaglianza: PIL= C+I+G+NX laddove C sono i consumi, I gli investimenti, G la spesa pubblica e NX le esportazioni nette ovvero le esportazioni a cui sono state sottratte le importazioni.
Questo significa che il Pil non è altro che il valore complessivo dei beni e dei servizi che vengono prodotti in un paese in un certo periodo di tempo (di solito, un anno), indipendentemente dalla nazionalità dei produttori: ecco perché prodotto interno “lordo”.
I motivi per i quali questo valore complessivo non può essere rappresentativo del benessere di una nazione sono molteplici; chi è interessato all'argomento potrà trovare molto materiale (anche su internet) dove questi motivi sono spiegati molto meglio di come potrei fare io.
In questo periodo di crisi economica globale mi ha fatto molto riflettere un discorso tenuto da Robert Kennedy il 18 marzo 1968 alla Kansas University.
Anche se sono trascorsi 40 anni, quel discorso mi sembra quanto mai attuale.
Eccolo.

"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani."


(Robert Kennedy - Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)