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venerdì 24 dicembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
Luci di speranza

In occasione del 55° anniversario di sacerdozio di Don Renzo Cortese, parroco della Chiesa di San Francesco di Sarzana, il coro ARTS ACDEMY CHOIR organizza una serata di musica gospel con brani natalizi. Il concerto si terrà mercoledì 8 dicembre 2010 alle ore 18,30 presso la chiesa di San Francesco a Sarzana (SP).
La serata sarà dedicata alla raccolta fondi in favore di AMRI – Associazione per le Malattie Reumatiche Infantili – operante presso l’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova . L'Associazione per le malattie reumatiche infantili (A.M.R.I.), è un’Associazione di volontariato (ONLUS) che operare in favore dei bambini affetti da malattie reumatiche.
Le malattie reumatiche sono malattie infiammatorie la cui causa è spesso sconosciuta. Nel loro complesso costituiscono una delle maggiori cause di disabilità nel bambino.
Lo studio e la ricerca delle malattie reumatiche del bambino attraverso PRINTO (Pediatric Rheumatology International Trial Organization), organizzazione finanziata dalla Comunità Europea, oggi viene realizzata all'Istituto Pediatrico Giannina Gaslini di Genova proprio in seguito al trasferimento dei medici in questa struttura ospedaliera.
L’associazione AMRI oltre ad aiutare la ricerca scientifica su queste malattie, svolge diverse funzioni fra le quali:
La serata sarà dedicata alla raccolta fondi in favore di AMRI – Associazione per le Malattie Reumatiche Infantili – operante presso l’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova . L'Associazione per le malattie reumatiche infantili (A.M.R.I.), è un’Associazione di volontariato (ONLUS) che operare in favore dei bambini affetti da malattie reumatiche.
Le malattie reumatiche sono malattie infiammatorie la cui causa è spesso sconosciuta. Nel loro complesso costituiscono una delle maggiori cause di disabilità nel bambino.
Lo studio e la ricerca delle malattie reumatiche del bambino attraverso PRINTO (Pediatric Rheumatology International Trial Organization), organizzazione finanziata dalla Comunità Europea, oggi viene realizzata all'Istituto Pediatrico Giannina Gaslini di Genova proprio in seguito al trasferimento dei medici in questa struttura ospedaliera.
L’associazione AMRI oltre ad aiutare la ricerca scientifica su queste malattie, svolge diverse funzioni fra le quali:
- fornire assistenza sociale alle famiglie provenienti dalle varie regioni d’Italia;
- fornire aiuto economico a sostegno dei costosi viaggi per visite di controllo o ricovero ospedaliero, al pagamento di esami o farmaci non contemplati nell’esenzione per patologia.
- ospitare quei genitori che dovendo sostare per un lungo periodo in ospedale, evitano così la ricerca di un alloggio non sempre adeguato e generalmente assai costoso.
- realizzare incontri, raccolta fondi, convegni, sensibilizzando l’opinione pubblica e gli organi istituzionali, le strutture sanitarie sui gravi problemi che le malattie reumatiche rappresentano per i nostri bambini per ottenere dalle strutture del servizio sanitario nazionale tutto ciò che è necessario per condurre una vita sociale normale.
Durante la serata sarà presente un rappresentante dell’Associazione AMRI, che riceverà di persona i fondi raccolti a favore della ricerca delle malattie reumatiche infantili.
giovedì 24 dicembre 2009
mercoledì 23 dicembre 2009
Una canzone per te

Con il concerto di stasera al ristorante il Colombaio termina la stagione natalizia di concerti dell'Arts Academy Choir. Ci rivediamo l'anno prossimo con nuovi appuntamenti.
E' stata una stagione intensa con molti appuntamenti; per un maggiore dettaglio potete visitare il sito ufficiale del coro dove potete vedere tutte le date delle nostre performances.
Tra tutte le iniziative, ci ha senz'altro fatto molto piacere partecipare a quella organizzata dalla Provincia della Spezia per portare la musica anche in luoghi dove non è usuale fare concerti.
Il nostro coro ha avuto l'opportunità di cantare brani natalizi e il nostro repertorio spiritual e gospel all'interno della casa circondariale e, ieri, presso il centro per malati psichiatrici Mons. Siro Silvestri.
Sono state entrambe esperienze bellissime pur nella loro diversità.
Speriamo di essere riusciti, con la nostra musica, a portare un po' di gioia e di serenità in questi luoghi.
E' stata una stagione intensa con molti appuntamenti; per un maggiore dettaglio potete visitare il sito ufficiale del coro dove potete vedere tutte le date delle nostre performances.
Tra tutte le iniziative, ci ha senz'altro fatto molto piacere partecipare a quella organizzata dalla Provincia della Spezia per portare la musica anche in luoghi dove non è usuale fare concerti.
Il nostro coro ha avuto l'opportunità di cantare brani natalizi e il nostro repertorio spiritual e gospel all'interno della casa circondariale e, ieri, presso il centro per malati psichiatrici Mons. Siro Silvestri.
Sono state entrambe esperienze bellissime pur nella loro diversità.
Speriamo di essere riusciti, con la nostra musica, a portare un po' di gioia e di serenità in questi luoghi.
martedì 23 dicembre 2008
Guardare in faccia la realtà

Siamo ormai a Natale e quest'anno , per farvi gli auguri, ho scelto uno scritto di Pietro Scoppola che mi è stato inviato da un amico con una mail di auguri.
Non conoscevo questo autore e tanto meno conoscevo questo brano, mi è però piaciuto subito.
Tutti noi abbiamo qualche sofferenza che ci colpisce personalmente o che colpisce qualcuno vicino a noi; riflettere sulla sofferenza e su cosa può essere "la volontà di Dio".
Buona lettura e... buon Natale a tutti!
La sofferenza può essere via alla beatitudine?
Ma mi dibatto fra dolori per le ossa, insonnia dovuta al cortisone, depressione e una terribile debolezza che rende problematico ogni movimento.
Come è difficile, Signore, sentire il tuo invito alla beatitudine in queste circostanze!
Mi sembra sbagliato pensare e dire che quello che accade è volontà di Dio sicché meriti il nostro detto rassegnato «sia fatta la volontà di Dio!». Per carità: è il detto che Gesù ci ha insegnato nel Padre e dunque prezioso e santo. Ma che cosa è la volontà di Dio? È quello che accade?
È molto difficile pensare che la volontà di Dio sia semplicemente quello che accade: possono essere volontà di Dio i cinquanta milioni di morti della seconda guerra mondiale? E perché il mio tumore – per saltare a un piccolo fatto personale – dovrebbe essere volontà di Dio?
Le domande come si sa sono infinite e senza risposta: nel libro di Giobbe Dio loda Giobbe che ha rifiutato le spiegazioni dei suoi mali proposte dai suoi amici, ma alla fine nega a Giobbe ogni spiegazione: «Dove eri tu...».
Dopo la Shoah ci sono teologi che hanno messo in discussione l’onnipotenza di Dio: «se fosse davvero onnipotente non avrebbe potuto consentire...». Si fa strada l’immagine di un Dio che ha rinunciato alla sua onnipotenza? Ma come è possibile immaginare una rinuncia volontaria all’onnipotenza di fronte a uno scempio di milioni di esseri umani, che si sarebbe potuto impedire con l’esercizio di quell’onnipotenza?
Ci rendiamo semplicemente conto che le categorie della nostra razionalità sono del tutto inutilizzabili e che siamo di fonte alla alternativa radicale: o accettare e valorizzare quel tanto (o poco) che la fede ci offre o arrivare alla negazione radicale.
In quello che la fede ci offre il dato fondamentale è che il Dio incarnato partecipa al dolore del mondo e alla sofferenza dell’uomo: partecipa al dolore umano fino al punto di accettare liberamente la morte in croce.
Dunque non siamo soli e il fatto che Dio partecipi in maniera così intensa al dolore ha un significato e un valore che non sappiamo definire ma che intuiamo grande e profondo.
Si può concepire questa partecipazione come sacrificio offerto a Dio Padre come prezzo, come riscatto dei peccati degli uomini? Non mi sembra.
Quello che è certo è che due cose dell’esperienza umana Dio ha mostrato di condividere fino in fondo: il dolore e l’amore.
Deve esserci un nesso stretto fra il dolore e l’amore. Non solo nel senso che l’amore è disposto a pagare il prezzo del dolore, ma forse in un senso più profondo: che nell’amore vi è sempre sacrificio di sé, lacerazione, un dolore intrinseco all’amore stesso. L’amore è sempre consapevole del suo proprio limite e del limite dell’amato. Questo è – mi sembra – il nesso più profondo e inscindibile fra l’amore e il dolore.
Ma se si accetta l’idea che quello che accade non è necessariamente la volontà di Dio, perché il rapporto di Dio con il male del mondo resta incomprensibile e insondabile all’uomo («Dove eri tu...»), allora ne deriva che la volontà di Dio che dobbiamo cercare e chiedere è qualcosa d’altro; è qualcosa che non possiamo solo subire o accettare ma dobbiamo inventare e costruire giorno per giorno, ora per ora. Perché in definitiva la volontà di Dio è la nostra risposta agli eventi.
Nel modo di rispondere all’evento si fa o non si fa la volontà di Dio e una visione realistica, calma, fiduciosa dell’evento mi sembra la premessa fondamentale, sul piano umano e sul piano spirituale, per una risposta costruttiva.
Vedere la realtà, guardarla in faccia, non fingere, non illudersi; non chiedersi: perché a me? Non attribuire a Dio l’accaduto. Guardare laicamente all’evento è la premessa per una risposta all’evento secondo la volontà di Dio.
Non conoscevo questo autore e tanto meno conoscevo questo brano, mi è però piaciuto subito.
Tutti noi abbiamo qualche sofferenza che ci colpisce personalmente o che colpisce qualcuno vicino a noi; riflettere sulla sofferenza e su cosa può essere "la volontà di Dio".
Buona lettura e... buon Natale a tutti!
La sofferenza può essere via alla beatitudine?
Ma mi dibatto fra dolori per le ossa, insonnia dovuta al cortisone, depressione e una terribile debolezza che rende problematico ogni movimento.
Come è difficile, Signore, sentire il tuo invito alla beatitudine in queste circostanze!
Mi sembra sbagliato pensare e dire che quello che accade è volontà di Dio sicché meriti il nostro detto rassegnato «sia fatta la volontà di Dio!». Per carità: è il detto che Gesù ci ha insegnato nel Padre e dunque prezioso e santo. Ma che cosa è la volontà di Dio? È quello che accade?
È molto difficile pensare che la volontà di Dio sia semplicemente quello che accade: possono essere volontà di Dio i cinquanta milioni di morti della seconda guerra mondiale? E perché il mio tumore – per saltare a un piccolo fatto personale – dovrebbe essere volontà di Dio?
Le domande come si sa sono infinite e senza risposta: nel libro di Giobbe Dio loda Giobbe che ha rifiutato le spiegazioni dei suoi mali proposte dai suoi amici, ma alla fine nega a Giobbe ogni spiegazione: «Dove eri tu...».
Dopo la Shoah ci sono teologi che hanno messo in discussione l’onnipotenza di Dio: «se fosse davvero onnipotente non avrebbe potuto consentire...». Si fa strada l’immagine di un Dio che ha rinunciato alla sua onnipotenza? Ma come è possibile immaginare una rinuncia volontaria all’onnipotenza di fronte a uno scempio di milioni di esseri umani, che si sarebbe potuto impedire con l’esercizio di quell’onnipotenza?
Ci rendiamo semplicemente conto che le categorie della nostra razionalità sono del tutto inutilizzabili e che siamo di fonte alla alternativa radicale: o accettare e valorizzare quel tanto (o poco) che la fede ci offre o arrivare alla negazione radicale.
In quello che la fede ci offre il dato fondamentale è che il Dio incarnato partecipa al dolore del mondo e alla sofferenza dell’uomo: partecipa al dolore umano fino al punto di accettare liberamente la morte in croce.
Dunque non siamo soli e il fatto che Dio partecipi in maniera così intensa al dolore ha un significato e un valore che non sappiamo definire ma che intuiamo grande e profondo.
Si può concepire questa partecipazione come sacrificio offerto a Dio Padre come prezzo, come riscatto dei peccati degli uomini? Non mi sembra.
Quello che è certo è che due cose dell’esperienza umana Dio ha mostrato di condividere fino in fondo: il dolore e l’amore.
Deve esserci un nesso stretto fra il dolore e l’amore. Non solo nel senso che l’amore è disposto a pagare il prezzo del dolore, ma forse in un senso più profondo: che nell’amore vi è sempre sacrificio di sé, lacerazione, un dolore intrinseco all’amore stesso. L’amore è sempre consapevole del suo proprio limite e del limite dell’amato. Questo è – mi sembra – il nesso più profondo e inscindibile fra l’amore e il dolore.
Ma se si accetta l’idea che quello che accade non è necessariamente la volontà di Dio, perché il rapporto di Dio con il male del mondo resta incomprensibile e insondabile all’uomo («Dove eri tu...»), allora ne deriva che la volontà di Dio che dobbiamo cercare e chiedere è qualcosa d’altro; è qualcosa che non possiamo solo subire o accettare ma dobbiamo inventare e costruire giorno per giorno, ora per ora. Perché in definitiva la volontà di Dio è la nostra risposta agli eventi.
Nel modo di rispondere all’evento si fa o non si fa la volontà di Dio e una visione realistica, calma, fiduciosa dell’evento mi sembra la premessa fondamentale, sul piano umano e sul piano spirituale, per una risposta costruttiva.
Vedere la realtà, guardarla in faccia, non fingere, non illudersi; non chiedersi: perché a me? Non attribuire a Dio l’accaduto. Guardare laicamente all’evento è la premessa per una risposta all’evento secondo la volontà di Dio.
(Pietro Scoppola)
martedì 16 dicembre 2008
Concerti di Natale
Continuano i concerti che il coro esegue nel periodo natalizio; dopo quello del 3 dicembre svoltosi in occasione della festa di Santa Barbara e di cui ho parlato in un post precedente, siamo stati ad Arcola, l'8 dicembre, nella chiesa di San Nicolò, in occasione dei festeggiamenti di San Nicolò; dopo questo abbiamo fatto un bel concerto nella chiesa di Biassa il 14 di questo mese.
Sabato prossimo (il 20) saremo nella chiesa di Pugliola (lerici) alle ore 21,00 per concludere poi la serie di concerti natalizi il giorno dopo Natale (il 26 dicembre), sempre alle 21,00, al Vespucci 20, il noto locale sul lungomare di Marina di Massa.
Per chi avesse voglia di venirci ad ascoltare ci sono ancora due possibilità e poi, salvo novità dell'ultimo minuto, ci rivedremo per la prossima stagione di concerti.
Sabato prossimo (il 20) saremo nella chiesa di Pugliola (lerici) alle ore 21,00 per concludere poi la serie di concerti natalizi il giorno dopo Natale (il 26 dicembre), sempre alle 21,00, al Vespucci 20, il noto locale sul lungomare di Marina di Massa.
Per chi avesse voglia di venirci ad ascoltare ci sono ancora due possibilità e poi, salvo novità dell'ultimo minuto, ci rivedremo per la prossima stagione di concerti.
martedì 2 dicembre 2008
Santa Barbara

Cominciano i concerti natalizi del coro.
Il primo concerto sarà il prossimo 3 dicembre presso la chiesa di Santa Barbara e San Nicola di Flue alla Spezia (loc. Fossamastra).
Il concerto è organizzato in occasione della festa di Santa Barbara che è ricordata il 4 dicembre.
Come da tradizione, per il periodo natalizio, il coro eseguirà sia il repertorio natalizio che quello spiritual e gospel.
Alla pagina Concerti del sito del coro è possibile vedere anche i prossimi appuntamenti.
Interessante, in questa ricorrenza, è conoscere la vita di Santa Barbara, martire del III secolo.
Le informazioni sono tratte dal sito Santi e Beati e l'autore è Gian Domenico Gordini.
Esistono molte redazioni in greco e traduzioni latine della passio di Barbara; si tratta, però, di narrazioni leggendarie, il cui valore storico è molto scarso, anche perché vi si riscontrano non poche divergenze. In alcune passiones, infatti, il suo martirio è posto sotto l’impero di Massimino il Trace (235 – 38) o di Massimiano (286 – 305), in altre, invece, sotto quello di Massimino Daia (308 –13). Né maggiore concordanza esiste sul luogo di origine, poiché si parla di Antiochia, di Nicomedia e, infine, di una località denominata “Heliopolis”, distante 12 miglia da Euchaita, città della Paflagonia. Nelle traduzioni latine, la questione si complica maggiormente, perché per alcune di esse Barbara sarebbe vissuta nella Toscana, e, infatti, nel Martirologio di Adone si legge: “In Tuscia natale sanctae Barbarae virginis et martyris sub Maximiano imperatore”. Ci si trova, quindi, di fronte al caso di una martire il cui culto fino all’antichità fu assai diffuso, tanto in Oriente quanto in Occidente; invece, per quanto riguarda le notizie biografiche, si possiedono scarsissimi elementi: il nome, l’origine orientale, con ogni verisimiglianza l’Egitto, e il martirio. La leggenda, poi, ha arricchito con particolari fantastici, a volte anche irreali, la vita della martire: si tratta di particolari che hanno avuto un influsso sia sul culto come sull’iconografia.
Il padre di Barbara, Dioscuro, fece costruire una torre per rinchiudervi la bellissima figlia richiesta in sposa da moltissimi pretendenti. Ella, però, non aveva intenzione di sposarsi, ma di consacrarsi a Dio. Prima di entrare nella torre, non essendo ancora battezzata e volendo ricevere il sacramento della rigenerazione, si recò in una piscina d’acqua vicino alla torre e vi si immerse tre volte dicendo: “Battezzasi Barbara nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Per ordine del padre, la torre avrebbe dovuto avere due finestre, ma Barbara ne volle tre in onore della S.ma Trinità. Il padre, pagano, venuto a conoscenza della professione cristiana della figlia, decise di ucciderla, ma ella, passando miracolosamente fra le pareti della torre, riuscì a fuggire. Nuovamente catturata, il padre la condusse davanti al magistrato, affinché fosse tormentata e uccisa crudelmente. Il prefetto Marciano cercò di convincere Barbara a recedere dal suo proposito; poi, visti inutili i tentativi, ordinò di tormentarla avvolgendole tutto il corpo in panni rozzi e ruvidi, tanto da farla sanguinare in ogni parte. Durante la notte, continua il racconto seguendo uno schema comune alle leggende agiografiche, Barbara ebbe una visione e fu completamente risanata. Il giorno seguente il prefetto la sottomise a nuove e più crudeli torture: sulle sue carni nuovamente dilaniate fece porre piastre di ferro rovente. Una certa Giuliana, presente al supplizio, avendo manifestato sentimenti cristiani, venne associata al martirio: le fiamme, accese ai loro fianchi per tormentarle, si spensero quasi subito. Barbara, portata ignuda per la città, ritornò miracolosamente vestita e sana, nonostante l’ordine di flagellazione. Finalmente, il prefetto la condannò al taglio della testa; fu il padre stesso che eseguì la sentenza. Subito dopo un fuoco discese dal cielo e bruciò completamente il crudele padre, di cui non rimasero nemmeno le ceneri.
L’imperatore Giustino, nel sec. VI, avrebbe trasferito le reliquie della martire dall’Egitto a Costantinopoli; qualche secolo più tardi i veneziani le trasferirono nella loro città e di qui furono recate nella chiesa di S. Giovanni Evangelista a Torcello (1009). Il culto della martire fu assai diffuso in Italia, probabilmente importato durante il periodo dell’occupazione bizantina nel sec. VI, e si sviluppò poi durante le Crociate. Se ne trovano tracce in Toscana, in Umbria, nella Sabina. A Roma, poi, secondo la testimonianza di Giovanni Diacono (Vita, IV,89), s. Gregorio Magno, quando ancora era monaco, amava recarsi a pregare nell’oratorio di S. Barbara. Il testo, però, ha valore solo per il IX sec.; comunque, è certo che in questo secolo erano stati costruiti oratori in onore di B., dei quali fa testimonianza il Liber Pontificalis (ed. L. Duchesne, II, pp. 50, 116) nelle biografie di Stefano IV (816-17) e Leone IV (847-55).
Barbara è particolarmente invocata contro la morte improvvisa (allusione a quella del padre, secondo la leggenda); in seguito la sua protezione fu estesa a tutte le persone che erano esposte nel loro lavoro al pericolo di morte istantanea, come gli artificieri, gli artiglieri, i carpentieri, i minatori; oggi è venerata anche come protettrice dei vigili del fuoco. Nelle navi da guerra il deposito delle munizioni è denominato “Santa Barbara”.
La festa di Barbara è celebrata il 4 dicembre.
Il primo concerto sarà il prossimo 3 dicembre presso la chiesa di Santa Barbara e San Nicola di Flue alla Spezia (loc. Fossamastra).
Il concerto è organizzato in occasione della festa di Santa Barbara che è ricordata il 4 dicembre.
Come da tradizione, per il periodo natalizio, il coro eseguirà sia il repertorio natalizio che quello spiritual e gospel.
Alla pagina Concerti del sito del coro è possibile vedere anche i prossimi appuntamenti.
Interessante, in questa ricorrenza, è conoscere la vita di Santa Barbara, martire del III secolo.
Le informazioni sono tratte dal sito Santi e Beati e l'autore è Gian Domenico Gordini.
Esistono molte redazioni in greco e traduzioni latine della passio di Barbara; si tratta, però, di narrazioni leggendarie, il cui valore storico è molto scarso, anche perché vi si riscontrano non poche divergenze. In alcune passiones, infatti, il suo martirio è posto sotto l’impero di Massimino il Trace (235 – 38) o di Massimiano (286 – 305), in altre, invece, sotto quello di Massimino Daia (308 –13). Né maggiore concordanza esiste sul luogo di origine, poiché si parla di Antiochia, di Nicomedia e, infine, di una località denominata “Heliopolis”, distante 12 miglia da Euchaita, città della Paflagonia. Nelle traduzioni latine, la questione si complica maggiormente, perché per alcune di esse Barbara sarebbe vissuta nella Toscana, e, infatti, nel Martirologio di Adone si legge: “In Tuscia natale sanctae Barbarae virginis et martyris sub Maximiano imperatore”. Ci si trova, quindi, di fronte al caso di una martire il cui culto fino all’antichità fu assai diffuso, tanto in Oriente quanto in Occidente; invece, per quanto riguarda le notizie biografiche, si possiedono scarsissimi elementi: il nome, l’origine orientale, con ogni verisimiglianza l’Egitto, e il martirio. La leggenda, poi, ha arricchito con particolari fantastici, a volte anche irreali, la vita della martire: si tratta di particolari che hanno avuto un influsso sia sul culto come sull’iconografia.
Il padre di Barbara, Dioscuro, fece costruire una torre per rinchiudervi la bellissima figlia richiesta in sposa da moltissimi pretendenti. Ella, però, non aveva intenzione di sposarsi, ma di consacrarsi a Dio. Prima di entrare nella torre, non essendo ancora battezzata e volendo ricevere il sacramento della rigenerazione, si recò in una piscina d’acqua vicino alla torre e vi si immerse tre volte dicendo: “Battezzasi Barbara nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Per ordine del padre, la torre avrebbe dovuto avere due finestre, ma Barbara ne volle tre in onore della S.ma Trinità. Il padre, pagano, venuto a conoscenza della professione cristiana della figlia, decise di ucciderla, ma ella, passando miracolosamente fra le pareti della torre, riuscì a fuggire. Nuovamente catturata, il padre la condusse davanti al magistrato, affinché fosse tormentata e uccisa crudelmente. Il prefetto Marciano cercò di convincere Barbara a recedere dal suo proposito; poi, visti inutili i tentativi, ordinò di tormentarla avvolgendole tutto il corpo in panni rozzi e ruvidi, tanto da farla sanguinare in ogni parte. Durante la notte, continua il racconto seguendo uno schema comune alle leggende agiografiche, Barbara ebbe una visione e fu completamente risanata. Il giorno seguente il prefetto la sottomise a nuove e più crudeli torture: sulle sue carni nuovamente dilaniate fece porre piastre di ferro rovente. Una certa Giuliana, presente al supplizio, avendo manifestato sentimenti cristiani, venne associata al martirio: le fiamme, accese ai loro fianchi per tormentarle, si spensero quasi subito. Barbara, portata ignuda per la città, ritornò miracolosamente vestita e sana, nonostante l’ordine di flagellazione. Finalmente, il prefetto la condannò al taglio della testa; fu il padre stesso che eseguì la sentenza. Subito dopo un fuoco discese dal cielo e bruciò completamente il crudele padre, di cui non rimasero nemmeno le ceneri.
L’imperatore Giustino, nel sec. VI, avrebbe trasferito le reliquie della martire dall’Egitto a Costantinopoli; qualche secolo più tardi i veneziani le trasferirono nella loro città e di qui furono recate nella chiesa di S. Giovanni Evangelista a Torcello (1009). Il culto della martire fu assai diffuso in Italia, probabilmente importato durante il periodo dell’occupazione bizantina nel sec. VI, e si sviluppò poi durante le Crociate. Se ne trovano tracce in Toscana, in Umbria, nella Sabina. A Roma, poi, secondo la testimonianza di Giovanni Diacono (Vita, IV,89), s. Gregorio Magno, quando ancora era monaco, amava recarsi a pregare nell’oratorio di S. Barbara. Il testo, però, ha valore solo per il IX sec.; comunque, è certo che in questo secolo erano stati costruiti oratori in onore di B., dei quali fa testimonianza il Liber Pontificalis (ed. L. Duchesne, II, pp. 50, 116) nelle biografie di Stefano IV (816-17) e Leone IV (847-55).
Barbara è particolarmente invocata contro la morte improvvisa (allusione a quella del padre, secondo la leggenda); in seguito la sua protezione fu estesa a tutte le persone che erano esposte nel loro lavoro al pericolo di morte istantanea, come gli artificieri, gli artiglieri, i carpentieri, i minatori; oggi è venerata anche come protettrice dei vigili del fuoco. Nelle navi da guerra il deposito delle munizioni è denominato “Santa Barbara”.
La festa di Barbara è celebrata il 4 dicembre.
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giovedì 3 gennaio 2008
Concerto a Spotorno

Venerdì 4 gennaio, alle ore 21,00, nel duomo di Spotorno l'Arts Acadeny Choir farà l'ultimo concerto di questa stagione.
Anche questo concerto, come gli altri, si preannuncia coinvolgente ed emozionante.
Il programma sarà ancora quello classico del periodo di Natale, con brani tradizionali natalizi, carols e con l'immancabile repertorio Gospel e spiritual.
Se siete in zona...
Anche questo concerto, come gli altri, si preannuncia coinvolgente ed emozionante.
Il programma sarà ancora quello classico del periodo di Natale, con brani tradizionali natalizi, carols e con l'immancabile repertorio Gospel e spiritual.
Se siete in zona...
venerdì 21 dicembre 2007
Poesia di Natale
Tu
che
ne dici
SIGNORE se
in questo Natale
faccio un bell’albero
dentro il mio cuore, e ci
attacco, invece dei regali,
i nomi di tutti i miei amici: gli
amici lontani e gli amici vicini, quelli
vecchi e i nuovi, quelli che vedo ogni gior-
no e quelli che vedo di rado, quelli che ricordo
sempre e quelli a volte dimenticati, quelli costanti
e quelli alterni, quelli che, senza volerlo, ho fatto soffrire
e quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire, quelli che
conosco profondamente e quelli che conosco appena, quelli che mi
devono poco e quelli ai quali devo molto, i miei amici semplici ed i miei
amici importanti, i nomi di tutti quanti sono passati nella mia vita.
Un albero con radici
molto profonde, perché
i loro nomi non escano
mai dal mio cuore; un
albero dai rami molto
grandi, perché i nuovi
nomi venuti da tutto il
mondo si uniscano ai già
esistenti, un albero con
un’ombra molto gradevole
affinché la nostra amicizia,
sia un momento di riposo
durante le lotte della vita
che
ne dici
SIGNORE se
in questo Natale
faccio un bell’albero
dentro il mio cuore, e ci
attacco, invece dei regali,
i nomi di tutti i miei amici: gli
amici lontani e gli amici vicini, quelli
vecchi e i nuovi, quelli che vedo ogni gior-
no e quelli che vedo di rado, quelli che ricordo
sempre e quelli a volte dimenticati, quelli costanti
e quelli alterni, quelli che, senza volerlo, ho fatto soffrire
e quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire, quelli che
conosco profondamente e quelli che conosco appena, quelli che mi
devono poco e quelli ai quali devo molto, i miei amici semplici ed i miei
amici importanti, i nomi di tutti quanti sono passati nella mia vita.
Un albero con radici
molto profonde, perché
i loro nomi non escano
mai dal mio cuore; un
albero dai rami molto
grandi, perché i nuovi
nomi venuti da tutto il
mondo si uniscano ai già
esistenti, un albero con
un’ombra molto gradevole
affinché la nostra amicizia,
sia un momento di riposo
durante le lotte della vita
Questa poesia non è mia e non ne conosco l'autore, l'ho trovata su internet, mi è piaciuta e l'ho pubblicata per farvi i miei auguri.
Buon Natale
mercoledì 19 dicembre 2007
12 days of Christmas - Muppets & John Denver
The 12 days of Christmas sung by the Muppets & John Denver
Crime Time: The Gift
Ho Ho Ho! Shifty (The Criminal) dresses up like Santa Claus in an attempt to make off with stolen Christmas gifts.
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